L’URGENZA DELLA POESIA n. 19

19
Marguerite Yorcenar

I 33 nomi di Dio


3 Vento di mare a notte su un’isola.
7 Il muso selvaggio del toro
10 Il cammello zoppo che attraversa la grande città affollata andando verso la morte.
12 (disegno suo, come tanti asterischi, stelline).
15 Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell’airone.
17 La mano che entra in contatto con le cose.
18 Lo sguardo e quello che guarda.
19 Le nove porte della percezione.
26 Un cieco che canta e un bambino invalido.
32 Il silenzio fra due amici.
33 La voce che viene da est, entrando nell’orecchio destro e insegue un canto.

DIO

Marguerite Yorcenar, autrice di un libro che prima o poi ti toccherà leggere, “Memoria di Adriano”, ha scritto 33 minime variazioni intorno al nome di Dio.
Non sono testi finiti ma schizzi, frammenti, meditazioni – a volte la poesia non va giudicata secondo un criterio di bellezza ma di utilità –.
Perché ti propongo queste poesie che non sono vere e proprie poesie? In genere quando si parla di Dio intervengono i letterati, i filosofi, i teologi; lo stesso Dio che parla di se stesso scrivendo libri sacri: parola di Dio, si dice, e altro non si può dire.
Il nome di Dio è complesso, non è neanche un nome, nessuno sa se Dio esiste, com’è fatto, cosa pensa, che cosa combina, se abita il tempo o se lo trascende, se è buono o cattivo o se è semplicemente giusto secondo una giustizia che possiamo solo intuire. Potrebbe trattarsi della giustizia terribile che tutti i giorni vediamo realizzarsi nelle cose naturali, ma poi, perché noi, col nostro andare controcorrente, pur essendo naturali, a volte la confermiamo, altre volte la neghiamo?
Yorcenar in queste meditazioni, non filosofeggia, piuttosto guarda, impedendo allo sguardo di compiere la via che passa dal ragionamento. Anche un bambino potrebbe scrivere cose simili; come oggi, il mio Kaile. Ieri, in un gran litigio, mi ha persino lanciato il diario contro. Io l’ho mandato a casa, dicendogli che si doveva calmare e poi avremmo parlato. Lui, poi, quando si calma, è capace di chiedere scusa ma io in quel momento non ho voluto perdonarlo.
Il giorno dopo non mi ha neanche guardato, forse per vergogna. Al termine della lezione si è avvicinato e mi ha detto: “anche il mare tutti i giorni deve fare un passo indietro”. E stava parlando di se stesso. Frase di un vecchio libro cinese che ha lasciato in Cina. L’ho abbracciato piangendo e lui ha ricambiato.
Ha parlato di Dio questo bambino, senza neanche saperlo. Del Dio che abita dentro di noi e ogni tanto straborda, come l’onda gigantesca di un oceano infuriato e senza controllo. Non possiamo conoscerlo in quel momento, forse dobbiamo solo fuggire, persino da noi stessi. Si può parlare dopo, solo dopo…
Ecco, Yorcenar sembra scrivere come un bambino, con una lieve nostalgia e un delicato tremore mentre i suoi occhi si posano sulle cose. Sembrerebbe dirci, ma non lo dice, che Dio è ogni cosa, ogni sua manifestazione. Oppure sì, lo dice ma non lo vuole affermare, ci invita a capire questa presenza con i sensi,

le nove porte della percezione

addirittura! Su queste porte della percezione Aldous Huxley, poeta e romanziere, decise di descrivere, con l’aiuto di uno psicologo, gli effetti che una droga, la mescalina, aveva provocato su se stesso.
Era una droga che gli antichi sciamani messicano utilizzavano per entrare in contatto con Dio. Il nome originale della droga è peyote e vuol dire “carne degli dei”.
E in queste modo aveva parlato un poeta inglese, William Blake: “Se le porte della percezione fossero sgomberate, ogni cosa apparirebbe così com’è, infinita”.
Vedi come ti ho imbrogliato il discorso! Del resto è la stessa Yorcenar a parlare di porte della percezione ed è chiaro che ci sta dicendo che per conoscere questo benedetto Dio, i cinque sensi non bastano, bisogna andare oltre. Io immagino che si possa pensare, oltre ai sensi, anche ai cosiddetti sentimenti, agli stati d’animo, e persino a quello stato di conoscenza artefatta che è il sogno. Le allucinazioni, anche, ma quelle spontanee – non metterti in testa che, assumendo droghe, si possano vedere paradisi ché, quelli, come aveva sperimentato Baudelaire, sono solo stati artificiali e non hanno il potere di penetrare la realtà profonda delle cose –.
Yorcenar, piuttosto, ha un modo assai semplice di attraversare la superficie. Lo sguardo è la sua arma. Lo sguardo attento:

Vento di mare a notte su un’isola

Prova a immaginare questo testo come un compito, un compito della tua immaginazione. E prova a pensare a quale esperienza abbia potuto fare Margherita Yorcenar prima di sintetizzare il tutto in quest’immagine.
Più leggo e più mi è chiara una cosa: non vedono solo gli occhi, si tratta di vedere con il cuore.
Ma l’amore è un senso, diceva una grande pedagogista, Maria Montessori. L’amore: a/mors (contrario della morte) rende vivo il nostro sguardo – è come se Dio avesse bisogno dei nostri occhi per conoscere, conoscersi, conoscerci –.
Ci conosce chi? Non lo sappiamo. Lo sguardo di Dio gioca a rimpiattino, si mostra e si nasconde, ma soprattutto ci ferisce per permetterci di perforare la superficie delle cose. E’ sguardo di dolore e di gioia, di stupore e di entusiasmo, mai di superficie. Di consapevolezza e di disagio, di compassione, infine.
Anche quando noi non possiamo fare niente per la sorte delle creature, il loro è comunque il nostro stesso destino.

Il cammello zoppo che attraversa la grande città affollata
andando verso la morte

Il piccolo pesce che agonizza nella gola dell’airone

Dio interviene? Noi interveniamo per interrompere questo dolore? Dio no, perché si tratterebbe di rompere le sue inflessibili leggi naturali. Noi, a volte, sì, per scelta, quando abbiamo deciso di interrompere le leggi naturali di Dio.
Ma allora, che cosa è naturale e che cosa non lo è? E perché Dio ci ha messo dentro questa gigantesca recita in cui dobbiamo capire se siamo persone oppure personaggi?
Continuo a fare domande senza risposte. Anche se ogni domanda senza risposta è già una risposta.

Un cieco che canta e un bambino invalido

Siamo sicuri che Yorcenar stia solo descrivendo brevemente una scena che vede? E se quel cieco che canta fosse Dio e il bambino invalido noi? Che tipo di conoscenza sarebbe questa? Dio canta senza vedere, non ha interesse a vedere le forme ma solo a crearle col canto. Ne consegue che, a volte, a causa di questo sguardo cieco, le forme portano in sé il germe dell’imperfezione… o forse questa imperfezione è necessaria perché le forme possano essere create? L’imperfezione è, secondo la scienza, la conseguenza e la causa necessaria della selezione naturale.
E che fa il bambino invalido? Non può raggiungere il padre, lo vede ma non lo può raggiungere e il padre non può raggiungere lui. Lo sanno che esistono l’uno per l’altro ma non si raggiungono, non si toccano. Come

Il silenzio fra due amici

Come il dito di Dio che sfiora quello di Adamo nella cappella sistina dipinta da Michelangelo. Come

la voce che viene da est,
entra dall’orecchio destro e insegna un canto

E poi c’è questo testo misterioso, tutto da capire:

(disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

Disegno di chi? Di Dio? E che disegno è? Asterischi, stelline… sembrerebbe lo scarabocchio di un bambino. Oppure un testo super corretto, super integrato con aggiunte, note, chiarimenti…
Però non dice con tanti asterischi, stelline. Dice “come”. Forse lei sta guardando qualcosa, i suoi stessi fogli. Comunque si tratta di un disegno, e forse possiamo intendere la parola “disegno” come progetto. Si tratta, allora, di un progetto tecnico? Progettare l’universo, noi stessi? Correggere errori, ripensamenti, bozze, idee, tracce?
Ecco un’altra idea assai diffusa di Dio: quella di un architetto, un freddo matematico. Se quest’idea fosse corretta, poveri noi! Sarei proprio curioso di sapere come si fa a conciliare l’idea di pietas con quella di legge; di logico raziocinio, di freddo calcolo, con errori e correzioni. Magari persino noi rientriamo in questi errori da correggere e l’idea di un dio tutto misericordioso che ci accoglie e ci protegge attraverso le sue infinite manifestazioni non sta in piedi del tutto.
Ultimo inghippo: il testo è tra parentesi…
Insomma: il nome di Dio è misterioso e include in sé tutte le possibilità, persino quella che sia lui stesso a suggerire alla nostra coscienza e intelligenza che lui non esiste. O che non esisterà più, un giorno, perché non ne avremo più bisogno. Perché, se Dio include tutti gli opposti, vuol dire allora che ogni domanda è lecita e ogni risposta plausibile. E la sua esistenza contiene anche il suo contrario: la sua non esistenza.

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