Gabriele Marchetti: ora immobile

Gabriele Marchetti, URLA NELL’ACQUA, OTMA Edizioni

La semplicità, si sa, è un traguardo. Vi si giunge dopo laboriose peregrinazioni, prove segrete da distruggere o da archiviare.
Queste poesie sono semplici, dunque, nitidissime nel loro mostrarsi:
“Questa raccolta è il racconto di un’infanzia. E’ il percorso, tra la bellezza della natura, che porta a scoprire la vita e necessariamente anche la morte”, (l’autore nella nota).
Sì, la Natura è padrona; la città è negata, ma anche, ciò che mi interessa, la sua parola. Siamo nel regno di Orfeo, prima e dopo il dramma. Le bambine sembrano ninfe. Nel cielo buio si riconoscono nitidamente le costellazioni. Gli elementi naturali hanno voci.
E’ un racconto, appunto, di com’era il mondo, ma scritto al presente. Poi il mondo è cambiato e qualcuno è rimasto lontano: “La pineta nel temporale – / questo silenzio che dura. // Tra le onde c’è una morte / stonata, dimenticata”, p. 45.
Sebastiano Aglieco

*

L’età di ogni piccola morte

L’età di ogni piccola morte,
l’estate ha l’odore forte
dei ragazzi quando imparano
l’amore, ma non amano.

Quest’ora immobile, fatta di luce
sopra il bosco di rame –
il vento scuce le montagne.
p. 28

Immagine

Nel silenzio del pomeriggio
i giochi d’acqua delle bambine –
come stelle nel deserto,
i loro occhi innamorati.
p. 43

Dopo le prime comunioni

L’autunno
dopo le prime comunioni –
i boschi d’oro
non cancellano il dolore.

Qui nessuno fa il tuo nome –
silenziosi, distanti
anche i grandi,
nessuno sa più il tuo nome.
p. 47

Oltre le cime

L’aquila
tenta il cielo
oltre le cime –
l’erba fredda di settembre.

Muore
col sangue in bocca
il capriolo inseguito.
p. 47

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3 Replies to “Gabriele Marchetti: ora immobile”

  1. sembrano componimenti orientali, tanto hanno, concentrato al loro interno, il sapore di un’immagine: il bosco di rame, il vento scuce le montagne, i boschi d’oro,…
    una levità che mi riporta al grande Kundera quando scelse il titolo più appropriato per il suo intenso romanzo: l’insostenibile leggerezza dell’essere.

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  2. Il parlato semplice è speculare al nodo marino: sicurezza certa per il naviglio; sguardo fermo, non inebriato, sulle modulazioni del mondo che si mostrano in immagini incisive, direi rarefatte, che colgono l’essenziale. Nessuna introduzione di aggettivo, almeno in questi esempi.
    Trovo interessante questa declinazione occidentale di una sensibilità orientale (non per soluzione scelta, ma per attitudine all’attimo, al tutto che accade passando) dell’autore.

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