Emilio Paolo Taormina: non posso tenere chiusi gli armadi

Emilio Paolo Taormina, LO SPOSALIZIO DEL TEMPO, edizioni del foglio clandestino, 2011

Poesie del distacco e dell’attesa vana, costruite secondo la formula del frammento breve: a volte intrise di luce e di colori, altre volte sospese nella malinconia del tempo, del trascolorare delle cose senza poù resistenza.
Sinestesie e metafore semplici: Garcia Lorca, Quasimodo, Xenia, il Cantico dei Cantici; questo, dolorosamente rovesciato nei risvolti dell’assenza di una sposa:

mi duole
la luce
a cosa servono
i giardini
le vetrine
l’orario dei treni
se manchi
p. 87

Ed é proprio la sostanza di quest’assenza a dirci di che pasta sia fatta la materia delle cose; di come le cose non possano esistere senza la luce e col trasecolare della luce, svanire esse stesse, e vivere in altra forma che non sia piú la vita.
E quindi disegni a matita, lasciati nella forma dello schizzo definitivo, acquarelli in cui prevalgono i colori primari dei fiori.
E il cielo di notte con la luna e le stelle; un’isola senza il mare.
Una lettura, questa, che chiede l’abbandono e il silenzio; soprattutto in certi momenti del giorno.
Non c’ é cronaca in questi versi, perché quello che doveva avvenire é giá avvenuto per sempre. C’é solo l’attesa che la luce del giorno finisca e di nuovo ricominci.

Sebastiano Aglieco

Alcuni testi qui

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