Roberto Chiodo, IL NOSTRO TEMPO IN CINQUE PAROLE

Roberto Chiodo, BENEDETTI E BRUCIATI, Impressionigrafiche 2021

La nostra adolescenza è fatta di immagini che rapidamente si bruciano. Quando la memoria ritorna indietro, si trova immersa in un flusso disordinato di parole frammentate che evocano luoghi e situazioni, lampi di gioia e di dolori.

Questo in generale, come sostrato biologico di un’archeologia dell’amare che appartiene all’homo sapiens.

Ma quel grumo condensato di pensieri e fatti è anche Storia rimossa. La storia dei singoli s’intreccia con la Storia in cui siamo immersi per destino.

Il presente è un raccontare a ritroso, tasselli di un intreccio tra il noi e il loro; più intimamente, tra l’io e il tu.

Immagino queste poesie di Roberto Chiodo come fotogrammi di un romanzo di formazione in cui la crescita dell’essere è descritta non come la risultante di un monologo solitario ma di un dialogo frastonato e caotico; ci dicono che non siamo mai singoli ma plurali.

Sono testi che evocano un periodo della nostra Storia a cavallo tra gli anni sessanta e ottanta irripetibile e unico, fatto di grandi sogni e idealismi, anni che hanno il sentore di un Rinascimento musicale e poetico: culturale, tout court. Si è trattato di un grande laboratorio alternativo ai disastri della politica e dei grandi capitali che avrebbero ammorbato gli anni successivi.

E’ una poesia semplice e generosa quella di Chiodo, che sceglie la forma quasi di un testo da mettere in musica; canzoni senza parole, ricchissime di contenuti e di vissuti: l’amore, la politica, le donne, gli slanci, i valori amicali, la solitudine, il pensiero appuntito, inteso come arma di comprensione, e, idealisticamente, di cambiamento. La musa di Chiodo è sicuramente l’Urgenza, il tentativo di capire che cosa ci è accaduto; quali conquiste, quali smarrimenti, quali abbruttimenti. In questa ricerca la parola sembra assumere la forma di un viatico.

E poi, nella seconda parte del libro, la passione per la letteratura e la poesia, con una generosità di sguardo, anche attraverso la voce dei singoli poeti evocati, che mette in atto un riconoscimento, uno specchiamento. Non è solo ricordo bruciante, a volte arrabbiato a volte malinconico, ma anche riflessione su un presente che sfugge, sul senso della perdita che investe le nostre visioni di una vita ideale, della miglior vita possibile: “cosa ci ha reso poveri / e ha demolito i nostri sogni.

Benedetti e bruciati siamo tutti: i singoli, i luoghi, la Storia, le storie. Capire che cosa ci sia accaduto nessuno lo può dire, ma la poesia lo può cantare.

Numero 75

Inutilmente

Il senso delle cose

le parole scontate

quando cala il sipario.

Smettono le attese

in un giorno qualunque

chiedendoti se

per difendermi

io sono solo.

I miei minuti,

il sonno assente,

non ti perdono

non mi hai lasciato nulla.

Di così poco amore

la coerenza

in un tuffo imperfetto.

I riferimenti ossessivi

dove mi affogo

per esistere.

Le ombnre di vita nei ritagli,

negli spigoli,

nelle interferenze.

Le vicissitudini

senza verso.

Le assomiglio

oggi, forse.

Un’unica rabbia,

tue le ragioni

in bianco e nero

mentre

mi copro

in un cerchio chiuso

che interrompe

la tua fuga,

la pioggia che lava

le ferite

l’estate scorsa

inutilmente.

ALTRE POESIE TRATTE DAL LIBRO SI POSSONO LEGGERE QUI

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