Filippo Ravizza: fu inattesa la presa del virus sulla nostra intera stagione

Filippo Ravizza, NEL TREMORE DEGLI ANNI, puntoacapo 2020

Non c’è progressione in poesia. Piuttosto un tornare sempre a capo verso la stessa intuizione – o iniziazione – ; la poesia è solo una variazione intorno al Nulla.

Così è la vita e così è la parola. Il mondo esiste finché esisto io, dice Filippo Ravizza in questo suo nuovo libro; il mondo è un’immagine del mio desiderio di esistere e di farlo esistere, coi piedi conficcati sulla nuda terra e la parola come cappello, baluardo contro gli assalti degli dei.

Queste ventinove poesie, ripetendo la formula di una precaria conoscenza che la parola ha già intuito fin dall’inizio, si nutrono del tono accorato della perdita, dello sguardo costretto in un orizzonte breve; della scomparsa dei corpi e dello svanire degli affetti. O piuttosto: della speranza che solo gli affetti rimangano, anche dopo “un milione di anni”.

La ripetizione, figura tipica della poesia di Ravizza, ora confina col balbettio e il tremore; l’accorato appello a voler essere qui per rendere possibile il mondo è rivolto alle generazioni tutte, alle moltitudini che si susseguono. Forte è l’impressione di un’appartenenza totale nel momento in cui la parola ci chiama al racconto bruciante del nostro teatro e del nostro canto.

Leggiamo così del poeta bambino, della mano del padre che lo presenta e lo preserva dal mondo; della forza dei trent’anni; della sua Milano. Di un viaggio in Egitto dove re e regine hanno voluto essere per sempre, inventando l’idea di una Storia senza fine e illudendosi così di spezzare l’illusione del tempo. Illusione che sembra affascinare Ravizza, ma solo nel tempo breve della commozione della perdita, della caducità già prossima.

Leggiamo, insomma, i fotogrammi veloci, a frammenti, di una vita che si riavvolge, che rinuncia a capire e a farsi domande. “L’amore certo c’è”, dice il poeta a conclusione di questo intenso, struggente libro, malgrado il virus, l’incespicare del tempo.

corrono i bambini della terra:

è loro, non tuo, loro è il futuro,

loro sarà la giustizia, per loro

verrà finalmente l’uguaglianza

vera la sincera passione della

appartenenza una comune

dimensione umana.

p. 47

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