L’URGENZA DELLA POESIA N. 25

Si conclude con questo testo, la rubrica L’URGENZA DELLA POESIA, dedicata a un certo modo di far critica rivolto a una fetta di pubblico così importante: i ragazzi che si avviano al complicato periodo dell’adolescenza. Ed è operazione, credo, assai rilevante, visto il tono della critica cosiddetta alta… e spesso noiosa, che non sempre avvicina alla lettura della poesia. E’ un lavoro a cui tengo molto e che mi piacerebbe diventasse un libro…editori illuminati permettendo. Ma…si sa…

25
Garcia Lorca

A Luis Buñuel

Luis, nel fascino dell’aurora
canto la mia amicizia sempre in fiore.
La luna, grande, brilla e ruota
fra le alte nubi tranquille;
il mio cuore brilla e ruota
nella notte verde e gialla.
Luis, la mia amicizia ardente
tesse una treccia di vento.
Il bambino suona il pianino,
triste, senza un sorriso.
Sotto gli archi di carta
stringo la tua mano amica.

AMICIZIA

Prima di scegliere questa poesia di Garcia Lorca, ne ho lette tante sull’amicizia ma quasi tutte, non so perché, avevano a che fare con la scomparsa dell’amico. Mi sembrava un po’ triste, dunque, commentare una poesia che mettesse in primo piano una scomparsa che, però, a dire il vero, è un tema importante legato all’amicizia, legato alla paura della fine, alla conclusione di un legame che credevamo eterno.
Anche l’amicizia finisce, ed è sempre qualcosa che ci colpisce molto, soprattutto quando si tratta di un legame profondo; qualcosa che completa l’amore, anche se non si sostituisce ad esso.
Infine, fra i tanti, la mia scelta è caduta su questo testo di Garcia Lorca, un altro giovane e grande poeta fatto fuori dal potere, dalla spietata sete di autoconservazione del potere.
Ti starai chiedendo a questo punto se non ci sia qualcosa di perfido e funereo in questa volontà di mettere alla luce poesie di poeti morti – per suicidio, persecuzione, malattia… – vittime della fame, della guerra e della follia, ma ti giuro che non l’ho fatto apposta. Forse la causa di queste vite difficili risiede semplicemente nella durezza della vita. Tutti possono attraversare condizioni esistenziali complicate e dolorose, certo, ma la differenza sta nel fatto che i poeti devono farsi cantori della vita che esige la loro arte, mentre le persone la vivono e basta la vita; la vita stessa diventa una forma di sacrificio e di celebrazione.
La poesia dedicata al regista Luis Buñuel ha un suo vestito assai particolare. Non è specificatamente una poesia sull’amicizia, ma sull’atmosfera che ogni amicizia crea. Come sempre in Garcia Lorca, lo sfondo dei suoi testi è un teatro fatto di quinte colorate che sembrano quadri/teatri dentro i quali il poeta sistema i suoi oggetti, i suoi personaggi, le sue marionette.
Eccolo, dunque,

nel fascino dell’aurora
canto la mia amicizia sempre in fiore.

Strano che dentro al quadro non ci sia Luis Buñuel ma Garcia Lorca; il quale era anche un uomo di teatro e infatti egli si descrive proprio come sulle tavole di un palcoscenico mentre declama la sua ode all’amicizia, mettendo in movimento gli ingranaggi dei suoi effetti speciali e delle sue parole.

La luna, grande, brilla e ruota
(…)
nella notte verde e gialla.

Non ti sembra, questa luna non proprio realistica, come se fosse dipinta da van Gogh?
Non si tratta, evidentemente, solo di uno sfondo; sembra proprio tutto il corpo dell’attore Garcia Lorca a far emergere dal nulla, come un mago, gli oggetti/sensazioni che danno vita al suo monologo.

La mia amicizia ardente
tesse una traccia di vento.

Immagina a teatro, una treccia di vento, realissima, concretissima: treccia/vento/amicizia. E poi, improvvisamente, un’immagine che non c’entra nulla irrompe nella scena: il bambino suona il pianino triste, senza un sorriso. No. Non è un bambino qualsiasi, ma proprio il bambino che evidentemente era già lì, che ha visto tutto e che solo ora si mette a suonare per una qualche vibrazione del sentimento.
Garcia Lorca ha improvvisamente alzato il tiro emozionale e patetico della composizione per sottolineare la profondità di questa amicizia, forse fragile, in pericolo, non lo sappiamo.
Ed ecco, infine, ancora il teatro, un’esplicita immagine di fragilità:

Sotto gli archi di carta
stringo la tua mano amica.

Sì, è fragile l’amicizia, lo sai bene, e rara. Lorca lo dice così: sotto gli archi di carta…Forse bisognerebbe congedarsi da un amico con un’immagine, piuttosto che col silenzio riottoso o con le parole difficili. Un’immagine che rimanga appesa come una fotografia nella nostra stanza. Per lungo tempo o per sempre.

Come mi congedo adesso io da te? Con questo breve racconto: incontrai per strada, un giorno, la mamma di un mio antico alunno, Marco. Con lui e i suoi compagni, al termine della quinta elementare, mettemmo in scena la favola del Piccolo Principe. Marco era il piccolo principe e io l’aviatore.
– Si ricorda di me? – mi dice la signora.
– Certo che mi ricordo, lei è la mamma di Marco. Come sta? E lui si ricorda ancora di me?
– Certo che si ricorda. Nella sua stanza tiene ancora gelosamente attaccata alla parete una fotografia della recita: quella in cui voi due vi state guardando. A volte si ferma ad osservarla a lungo.
– Me lo saluti caramente e gli dica che mi farebbe piacere incontrarlo un giorno.
– Certo, maestro, non mancherò.
Oggi Marco ha più di trent’anni; forse il vero addio non capita una sola volta nella vita, ma tutti i giorni. Tutte le volte che Marco guarda quella vecchia fotografia ancora appesa al muro della sua camera, mi sta dicendo lungamente addio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...