Gianluca Chierici: L’addio che ti strappa le vene

Gianluca Chierici, DEVI ANCORA INVENTARE EURIDICE, Oèdipus 2019

Inventario di azioni, di fatti che non rivelano pienamente il loro motivo. Orfeo non si nomina, non nomina Euridice. Nemmeno la perdita è nominata perché non è descritta. Ciò che leggiamo in questo libro, è la conseguenza della perdita, e cioè il rapporto con la scrittura. E come potrebbe essere diversamente, se Orfeo è un poeta?
I testi, brevissimi, sono dunque un sillabario esistenziale, invocazioni senza l’oggetto dell’invocazione, proposizioni filosofiche lontane dal mondo che ormai ha assolto al suo compito, un compito destinale.
Così il motivo percussorio è il libro stesso, la ricerca della sua necessità, un’interrogazione di esistenza?
Il poeta è l’Orfeo che ha ormai versato tutte le sue lacrime, scrive tra grandi pause (doppi spazi) e cadenze minime di pensiero. Tra il ricordo e il silenzio improvviso; tra il tempo dell’apparizione di un fantasma e la soglia della sparizione. Silenzio, dimenticanza, camera fredda, sepoltura di se stesso nell’altro.
Davanti allo sguardo ecco i libri, l’inganno e la verità dei libri, la memoria e la promessa. I segni vorrebbero essere indicazioni, significati, e invece svaniscono come l’Ombra.
Sì, quell’ombra percepita con lo sguardo all’indietro, nell’istante stesso della sua sparizione. Solo verso la fine avvertiamo un sentore di lacrime. Leggiamo di quell’Ombra; del nome di Orfeo ed Euridice.
Ma la parola, che una volta era netta, precisa, ora è perduta. Euridice, dunque, ritorna sempre, ma è cosa che non si può dire; forse è così lontana che bisogna ancora inventarla. Forse Euridice è la scrittura stesa, la poesia che non si può dire se prima non si compia la cerimonia: evocarla, portarla rapidamente alla luce dello sguardo prima del suo rituale sottrarsi.
Bisogna un po’ perdere la ragione per essere poeti, sentire la mancanza, scrivere sugli scontrini della spesa, tracciare versi da Nulla a Nulla: un fragile sentiero di sassolini bianchi.

*
IL NASCONDIGLIO (II)

Sarà semplice sigillare
il nascondiglio, una volta
che tutte le parole
saranno mute?
p. 109

*

RADICI ELEGIACHE

Una poesia troppo sicura
delle immagini e della gelida
sposa, mette radici elegiache
nelle righe del quaderno.
p. 106

 

*

QUEL CHE IL MARE SCROSTA

Il tempo di leggere
quel che il mare
scrosta dai muri.

L’andatura lenta
nel sole impazzito
d’ogni barca lontana.

L’onda profonda
che scava lo spirito
di questa ferita.
p. 105

*

UN PRECIPIZIO

Profilo di settembre,
sole tra le sbarre.

La penna finisce
i confini del ritratto.

Le lacrime cadute
dentro al libro.

Un precipizio.

I nostri occhi.
p. 102

*

ORFEO

La vita non più intima
e priva di rivelazione
lascia che la carta
s’imbratti del sangue
del nostro amatissimo
Orfeo.
p. 118

 

*

IL GIUDIZIO DEL MARE

Un sentiero di sassi bianchi
e polvere lambisce il giudizio
del mare.
Un taccuino perduto
insieme alla ragione.

Scrivi poesie sugli scontrini
che trovi nelle tasche
dei pantaloni.

Devi ancora inventare Euridice.
p. 122

 

*

IL MALE SEMPLICE

Mescoli le carte con il gatto
sulle ginocchia.

Mentre la nebbia
ti accarezza il sangue e la gola.

Senti il male semplice.

L’addio
che ti strappa le vene.
p. 115

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