Marco Munaro: Sono nato sulla riva sinistra del Po…

Marco Munaro, RUGGINE E ORO, Il ponte del sale 2020

Innanzitutto una segnalazione: il libro contiene uno dei testi più belli di Marco Munaro. Si tratta di un poemetto dedicato alla madre e ai luoghi dell’infanzia, 6 OTTOBRE, splendidamente aperto alle emozioni e ai ricordi. Un testo un po’ inusuale nella poetica di Munaro – di “sonorità diffusa e discreta, quindi più che per dissonanza”, parla Luigi Bressan – .

Del resto tutto il libro è compattamente costruito intorno all’edificio di una toponomastica dell’infanzia, fatta di luoghi in cui si collocano ricordi, oggetti, persone; un precisissimo viaggio che a volte è un girovagare, un perdersi, altre volte un procedere verso un luogo celato, custode di un nucleo di esperienze fondanti, sigillate dal fragile specchio della dimenticanza.

Questo viaggio sembrerebbe assumere connotazioni metaforiche nella prima sezione, “Verso il Tartaro”, (fiume che, come spiega Marco Munaro nelle note, nasce nella pianura veronese da risorgive connesse ai laghi mantovani).

L’elemento sotterraneo, sorgivo, sembra, dunque, avvalorare l’ipotesi di un percorso spirituale, “Ma attraverso cosa passerò?”, (Paolo Gioli, citato in esergo); un cammino tra paesaggi franti, “luce sfalciata”, “terre alluvionali”, “Cercare nomi”, “Camminare, comunque, sospesi”.

Questo disegnare col ricordo dello sguardo – ricostruire, forse – assume, a partire dal primo poemetto, un valore percussivo quasi ossessivo: Carezzana Angeli, Volta Palazzina, Drizzagno Palazzina, Marezzana Barducchi, Concodirame con Grompo… una geografia estraneata di nomi sullo sfondo di acque e campagne, ma senza un orizzonte rassicurante, in quanto il viaggio è, essenzialmente, un “attraversare”.

Il culmine è segnato dal raggiungimento di una città sommersa, CARPANEA, sottratta alle memorie delle carte nautiche, luogo raggiungibile solo dallo spirito che cerca requie, protetto da “favolosi uccelli”, nel “nulla”.

Chi viaggia verso il fondo, del resto, ha il compito di rivificare, di sfangare la memoria. Così anche le persone evocate in questo libro come Ulisse nel regno delle ombre, sono riportate alla luce con tutto il carico delle parole e delle scene che le hanno bloccate nel tempo breve del loro presente.

Si leggano LA RUSINA, GUARDANDO UNA FOTO DEL 1953, CANONICA, SARZANO, MEDEO CAPANEO, A PIER LUIGI CAPPELLO, e altri testi… tutti i defunti vengono raccolti in un album fatto di immagini e parole, a voler suggellare un patto giurato di fratellanza tra vivi e morti, tra il prima che è stato e il dopo che sarà.

Il libro, poi, è costruito intorno ai contrasti cromatici della ruggine e dell’oro, l’oro e la ruggine dei paesaggi screziati della pianura, delle macchie sulfuree, della luce del cielo. Delle spighe gonfie nella canicola di luglio; ma anche attaccate dalla malattia: “E presto sopravviene la malattia del cereale, la ruggine che lo rode, maligna allo stelo. (Gianfranco Maretti Tregiardini, citato).

E “canicula” è la città di Rovigo – suggestiva l’origine del nome analizzato da Marco Munaro nelle note – “Ruggine”, per sintetizzare, dea romana dei boschi, protettrice dei campi coltivati dalle avversità e dalla ruggine -.

Si capiasce, dunque, come tutto il libro ruoti intorno a un onphalos, luogo di una biografia radicata nel territorio della memoria, in un canto sospeso tra metafora e archeologia, cantilena infantile, inno, requiem.

CARPANEA

La selva immensa strepitosa

un lago

e nel lago sommersa vi era una città

sorta dal letto segreto di

terribili acque

indivise

alle correnti del Tartaro

alle correnti dell’Adige,

da ogni fosso si udivano ancora

le campane della torre più alta.

Laggiù nel Mulino che tutto macina

che tutto cancella

sulla riva dove ero sceso a pescare…

da una parte e dall’altra

favolosi uccelli, il dorso

delle dune rovesciate al sole

e altri argini strappati al mare

trafugati nel labirinto

dove si è perso Beda l’Umile

Una spianata e un meale,

nel nulla.

p. 35

 

p.s.

di Marco Munaro segnalo una piccola preziosa antologia che raccoglie testi tratti dai libri: “Nel corpo vivo dell’aria”, “Berenice”, “Ruggine e oro”: MARCO MUNARO, LILY OF THE WELLHEADS, traduzione inglese di Gabriele Codifava, Lo Spartivento n. 94 (www.rofelle.it)

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