Marco Rota su MURI A SECCO

L’odore dell’universo

Una cattiva tradizione ormai consolidata vuole che, trovandosi in presenza di una antologia poetica, ancor prima di immergersi nella lettura dei testi si passi in rassegna l’elenco degli inclusi e degli esclusi. E questo con la sola preoccupazione di addebitare all’autore (in questo caso agli autori) una volontaria politica di “voto di scambio”, se non una sostanziale cecità critica.

Non si corre questo rischio nel caso di Muri a secco (Editore RPlibri), in cui l’arbitrarietà dell’antologizzazione è congenita e dichiarata fin da principio: nessuna appartenenza a un gruppo o a una scuola; nessuna connotazione generazionale o geografica; nessuna analogia nei modi del dire e del poetare.

Si riconosce piuttosto nell’operato dei due curatori, Marco Bellini e Paola Loreto, realizzato in collaborazione con l’Associazione Artee20 di Merate (Lc), un lavoro di sondaggio nel terreno poetico italiano; un carotaggio nel profondo che ha la consapevolezza di rimanere comunque “una campionatura assolutamente parziale”.

La giustapposizione dei testi e dei loro autori, pur non volendo trovare un cemento che li assembli in maniera irreversibile, viene consolidata da un espediente efficace e originale individuato nella comune traduzione in lingua lombarda, declinata nelle versioni in brianzolo di Piero Marelli e in altomilanese di Edoardo Zuccato; traduzioni che vengono intese innanzitutto come atti di accoglienza, di ospitalità, e che mantengono un loro autonomo statuto di poesia originale a fronte di un testo altrettanto originale.

La diversità delle voci autoriali è a volte spiazzante, e proprio per questo ancora più interessante. L’amarezza e la disillusione dei testi di Sebastiano Aglieco per una guerra fatta di stragi insensate (“l’armata canadese allo sbaraglio / sulla spiaggia di Dieppe”) e conquiste rese inutili da una storia che continuamente ridisegna i confini, è bilanciata dai versi di Corrado Bagnoli, fatti di sguardi che si corrispondono, di affetti paterni e filiali. La riflessione metafisica sul tempo (“un rarefarsi in forma di persone”) di Corrado Benigni sembra ritrovarsi nel pensare la scrittura in forma di fuga musicale dei versi di Stefano Guglielmin.

La tensione mantenuta viva da Anna Maria Farabbi, con la sua poesia che dà del tu, si stempera nella sapiente costruzione prosodica di Annalisa Manstretta, fatta di regolarità e fitte figure di suono (“Con la sinistra, tutto storto scrivo / e mi confondo quello che è morto, quello che è vivo”). Le vite parallele che a volte trovano sovrapposizioni nella poesia di Riccardo Olivieri rimandano echi dei fotogrammi urbani di Vivian Lamarque (“Sulla 90 ti derubano, dicono, infatti è vero, /anche a me è capitato”). Le riflessioni di Francesco Tomada sulla fragilità, sulla vulnerabilità umana e sull’amore (“un egoismo senza colpa”) sono precedute dal racconto di viaggio di Paolo Pistoletti, costruito in forma di partitura musicale.

La raccolta è chiusa, quasi per amore di simmetria, dai versi dei due curatori e dei due traduttori, che aggiungono ulteriori elementi di pensiero e di linguaggio, apponendo una specie di firma in calce a sottoscrivere la presa in carico di tutto il progetto. Un progetto che rinuncia a ogni intento totalizzante e si configura nei tratti di una costellazione, facendoci quantomeno intuire a suo modo – per riprendere la chiusa di Edoardo Zuccato – “l’odore dell’universo”.

Marco Rota

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...