Marco Tabellione su INFANZIA RESA: una entusiasmante raccolta

Esce, sul numero 113 del trimestrale IL SEGNALE, questa bella recensione di Marco Tabellione, che ringrazio, unitamente alla Redazione della rivista.

Un’intera raccolta dedicata alla propria vocazione, o si potrebbe chiamare missione, insomma qualcosa di più del semplice mestiere. Il lavoro in questione è quello del maestro, il libro è Infanzia resa di Sebastian Aglieco, e i protagonisti dei versi sono proprio loro, gli alunni. L’infanzia resa è infatti un grande omaggio al mondo dei bambini, I bambini reali e quelli virtuali, cioè i bambini sopravvissuti pascolianamente in ognuno di noi. E’ come volere restituire a tutti la propria infanzia, così almeno emerge dalle poesie, e da una in particolare dove Aglieco si rivolge direttamente ai poeti ed esclama: “Andate poeti, restate in questa terra, purissimi e poverissimi fiori, dove l’infanzia è resa”.

Un libro dunque delicato, soprattutto perché le liriche sono tutte rivolte al mondo dell’infanzia, ma un libro tuttavia diretto agli adulti poiché affetti da una dimenticanza dell’infanzia, sia della propria sia di conseguenza di quella reale, attuale che ci circonda, dimenticanza contro cui il poeta sembra voler combattere. L’idea è che i bambini in qualche modo sappiano di più degli adulti e sanno perché si mantengono ancora al di qua della corruzione. Il poeta, o meglio il maestro si mostra così completamente dalla parte dei bambini. Anche perché è la parte di chi è fuori dalla storia e vorrebbe rimanerci. “Voi”, scrive il poeta rivolgendosi a loro, ai bambini, “chiedete che non si ripeta più la Storia, che la saggezza venga da questo discorso con la terra. Voi, già nati, chiedete di non nascere più al tempo, di non essere dentro l’obbligo del tempo”.

Ma ciò che più vuole donare ai suoi alunni il poeta-maestro è la forza della parola che può offrire testimonianza della nostra esistenza, non tanto un nome quanto un senso d’essere, infatti Aglieco scrive: “Rinuncia, rinuncia al tuo nome ed io ti darò il vero nome”, il che vuol dire anche voler insegnare ad essere liberi. A non trasformarsi in servi del potere barattando la sicurezza e un minimo di agio con la propria libertà.

Insomma un progetto di civiltà si nasconde dietro questa entusiasmante raccolta, l’idea di aiutare le future generazioni a dare vita ad un percorso evolutivo che abbia come punto di partenza l’affrancamento del singolo bambino. Insegnare la libertà, l’autonomia, si può anche ad una tenera età, o meglio soprattutto in età infantile, quando le anime sono ancora immuni da perturbazioni e visioni interessate del mondo e del consorzio umano.

Ma questo libro non è solo una dolce testimonianza a favore dell’infanzia, è più ancora un omaggio sentito fin nel più profondo dell’anima nei confronti del lato più puro dell’esistenza. “Resa alla vita” come prorompe ad un certo punto una delle poesie finali, dove tutto viene in fondo chiarito, e viene anche chiarita la solida malinconia che sembra accompagnare queste poesie. La parola che sentiamo vibrare in questo libro non è la parola del poeta, è la parola dei bambini, certo. Ma soprattutto la parola della vita, a cui l’autore offre la propria voce, forse con la nostalgia di un tempo in cui anche lui riusciva ad essere vero come il mondo dell’infanzia, come la vita quando è innocente. Il libro racconta in fondo anche una storia personale, il coinvolgimento con due classi particolari, che ha spinto l’autore a tenere una specie di diario in versi, in cui il maestro appare sempre più come maestro di vita. E un insegnamento in particolare sembra interessare il poeta-maestro, quello delle parole, di come il linguaggio possa farsi testimonianza della nostra esistenza.

Da questo punto di vista una poesia in particolare mostra quanto gli allievi evidentemente hanno capito del loro maestro, quella dedicata alla Quinta A che, evidentemente per omaggiare il proprio insegnante, mimano la scena dei banchi di un film che ha fatto epoca come L’attimo fuggente. “Oh capitano mio capitano”, questo è il richiamo lanciato a chi evidentemente ha saputo toccare nei cuori i più piccoli, facendo loro da guida o da primo esploratore.

Insomma un libro non solo di poesie, un libro che in fondo racconta la scuola, e quante emozioni si possono trasmettere non tanto con la poesia quanto a partire dalla poesia e dalla visione particolare, profonda che essa permette di avere sulla realtà.

Marco Tabellione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...