PERCHE’ OFFICINAE

L’officina è un luogo difficile e faticoso, dove avvengono delle trasformazioni. Si producono anche molti scarti, scorie, i ritagli della materia che infine prende forma, una forma desiderata. Qualcosa rimane e qualcosa si disperde ma niente rimane come prima.

OFFICINAE, dunque: luogo del maglio e del vaglio, di una libertà spropositata, di una nuova generosità per i morti, per gli scomparsi. Per la distruzione dei palcoscenici, delle voci gridate, dei vestiti da festa, delle ugole blasfeme e rivoltanti, della critica cieca e bieca e potente.

Luogo del racconto e della parola sghemba, della vanga che rivolta la terra per scoprire le radici, con la fatica del muratore e dell’uomo che coltiva la terra e produce cibo.

Le radici delle isole serpeggiano sempre, ma sono sotterranee, rimangono sotterranee. S’inabissano, emergono. Sono libere.

 

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