Sull’ultimo libro di Corrado Bagnoli

Pubblico questo testo in forma di appunti presi con la matita, ancora grezzi, sull’ultimo libro di Corrado Bagnoli, IL CIELO DI QUA.

Di un libro si deve disquisire la forma e il contenuto.

Secondo una poetica classicamente crociana, per esserci poesia, forma e contenuto devono coincidere, nel senso che devono trovarsi in armonia.

A volte, però, la forma ha bisogno di trattare male il contenuto e viceversa, e questo è il limite di tutte le poetiche basate su un concetto di poesia pura – assai poche, in verità, ai nostri tempi –

La verità è che esiste una tensione non controllabile né dalla forma né dal contenuto, perché viene prima, ed è la poetica che sottintende la parola, il suo pensiero.

Potremmo dire che la poesia è un pensiero per immagini, anche se a volte l’ago della bilancia può spostarsi dalla parte del pensiero o delle immagini.

Che cosa fa rimanere in equilibrio questi due pesi? La poesia non deve esprimere le emozioni ma trovare nella realtà concreta e quotidiana oggetti, situazioni, fatti capaci di evocarle. Questa l’idea di Thomas Eliot, ma cito testualmente:

L’unico modo per esprimere un’emozione in forma d’arte consiste nel trovare un “correlativo oggettivo”; in altre parole, una serie d’oggetti, una situazione, una catena di eventi che costituiranno la formula di quella particolare emozione, cosicché, quando siano dati i fatti esterni, che devono concludersi in un’esperienza sensibile, l’emozione ne risulti immediatamente evocata.

Ora è chiaro che questa formula non può applicarsi in termini assoluti alla poesia di Corrado Bagnoli ma è importante per un’idea di poesia saldamente aggrappata al reale e che sfugge da qualsiasi forma di astrattismo.

La poesia di Corrado è umanamente coinvolta e coinvolgente. Non è fredda, non le interessa il simbolo, l’astrazione elotiana; non si nasconde dietro la maschera a tutti i costi del “niente sentimento”.

E’ dunque una poesia che, seppure aggiornata alle poetiche più rilevanti del novecento europeo, abita la tradizione italiana, il paesaggio italiano, direi…un parco letterario che coinvolge i poeti e le espressioni artistiche del territorio: l’arte pittorica in primo luogo – penso alla bellissima descrizione che egli fa di un quadro della madonna, nell’opera precedente, CASA DI VETRO – …

Che cosa leggiamo di nuovo in questo libro? Poco; nel senso che la scrittura di un poeta si alimenta di temi e ossessioni che vengono prima della scrittura e che, da un libro all’altro, si fanno variazioni, approfondimenti: la casa, il senso della vita, il buono delle cose, i figli, l’insegnamento, le domande …. – tipico di Bagnoli è l’iniziare un testo come se questo fosse preceduto da un testo precedente, la continuazione di una domanda precedente – .

Un inciso: mentre scrivo questi appunti sto ascoltando in sottofondo la musica che Boccherini scrisse per le strade notturne di Madrid, evocando i suoni della strada, la fanfara dei soldati, l’ave Maria…

E cioè un paesaggio della vita in cui tutto risuona e che però non rimane passivamente nel suo realismo ma viene come assolto dalla musica che ce lo restituisce con la commozione della melodia. Ecco il correlativo oggettivo ma zeppo di umore e passione…

All’inizio del libro partiamo, appunto, dall’umore e dalla passione di un paesaggio primitivo.

Corrado è un poeta, certo, ma la sua è una scrittura di derivazione poematica; è cioè capace non solo di cantare puntando in alto, ma di descrivere rimanendo nei particolari, nelle pieghe delle cose.

Nello stesso tempo egli pensa le cose che descrive, senza però appesantirle di questo pensiero ma facendolo affiorare qua e là; la sua è dunque una scrittura colta e semplice, alta e bassa, lirica e prosaica…paesaggio ancestrale – come si può leggere nel primo movimento, dentro il quale si cercano le radici dell’umano – .

Paesaggio già umanizzato dentro il quale si cercano le radici dell’incolto e del primitivo, cioè di quella Forza che continua ad abitare le cose malgrado la nostra presenza: Dio, Natura, Madre Terra, Tutto… abbiamo tanti nomi per nominarla, non sappiamo quale sia quello giusto ma certamente stiamo evocando la stessa causa primordiale – qualcuno dice Dio, come io direi Sasso -.

Nelle sezioni IL MARE E IL CIELO SI TOCCANO e DOVE FINISCE IL MARE, la presenza umana è solo evocata, non invasiva… Lo sguardo sembra passare sulle cose a volo radente, quasi come il movimento di un carrello che descrive una panoramica…Lo sguardo dunque non è solo descrittivo ma anche meditativo.

Si cercano strade, direzioni da percorrere; è già presente il tema del viaggio, di un andare e venire faticoso, tema che poi diventa centrale nelle sezioni successive dedicate alle partenze e ai ritorni delle figlie e al crescere di Tommaso.

In uno di questi testi si legge di una bandiera che separa il confine tra le terre e le acque, tra la richiesta di stabilità – la casa – e il pericolo della dispersione, del ritorno a un paesaggio ruvido e rude delle origini. – La terra si può comprare ma non ancora il mare – .

In questo paesaggio gli uomini sembrano essi stessi, archeologie, possibilità e pericolo.

Tutto il libro è attraversato dal desiderio di un paesaggio pacificato e dal pericolo di una dispersione, di una perdita, di un abbandono, e infine di un addio.

SECONDO MOVIMENTO

E’ importante nella poetica di Corrado, la nominazione, il dare il nome. Il nome tiene le cose saldamente alla terra, indica il loro destino – il nome da portarsi dentro contro la distanza e il tempo che sembrano venire su come una fame e noi cosa restiamo?

Incomincia proprio con l’evocazione del nome il secondo movimento, e forse non è un caso, visto che le presenze descritte, d’ora in poi, saranno i figli. E quindi la casa, il luogo che dobbiamo edificare sempre, tutte le volte che la nostra vita registra un cambiamento.

Questo cambiamento è anche un piccolo grande tremore, una resa provvisoria, una fatica – io che faccio fatica a dire Dio, a chiedergli la via che devo fare per toccarlo

A differenza dei primi testi, dove i paesaggi ci portavano lontani e forse ci facevano sentire anche distanti, ora leggiamo di luoghi vicinissimi: le strade, le stanze della casa; degli oggetti del quotidiano: il pallone, la bicicletta, il pane…l’albero di Natale impacchettato al termine della festa, che è anche un impacchettare pezzi di vita e di ricordi; – l’orchidea nel vaso con il pizzo -. Ci sono persino le parole che fanno rumore: ogni cosa è immersa nel respiro della vita, descritta mentre si forma, cresce, e poi si brucia. Non nella dimensione del depauperarsi ma del dono.

Apprezziamo la capacità di Corrado di restituire alla parola la sostanza nuda delle cose: potremmo dire piccolo realismo, realismo magico, realismo tout court, ma non credo cambi molto la faccenda. E’ lo stesso realismo di Jahier quando descrive i suoi soldati stando loro vicini. Per cui direi che si può descrivere solo stando vicini…e poi, però, o prima, non lo so, essere coscienti, sapere con la mente di essere stati vicini.

Ho scritto che la scrittura di Corrado è attraversata da una forma di francescanesimo capace di accogliere tutte le cose, di portarle verso una luce. Anche quelle più strambe e sgraziate; o soprattutto quelle, gli storpi ragazzi dell’istituto don Gnocchi, descritti nel libro CASA DI VETRO.

Eppure si arriva a queste ultime poesie non con la spavalderia dell’inno di ringraziamento ma con l’attraversamento del dolore che abita la materia.

Penso a una sezione del libro LA SCATOLA DEI CHIODI, in cui viene descritta la morte di un bambino… e ora leggiamo: – la mia calligrafia cupa e timida del mondo – …

OGNI COSA UMILE RISPLENDE, un’altra sezione del secondo movimento, quella in cui forse leggiamo dei passaggi più drammatici, un titolo che mi ricorda OGNI COSA E’ ILLUMINATA, il primo romanzo del giovane Jhonatan Demme

Puoi farlo, ma non sarà colpirmi

più di adesso, non sarà più di questo:

avanti, ti regalo la mia gola nuda;

il mio dolore non sono io che vengo meno,

che scivolo lontano dalla scia

che lascia andando via con gli occhi…

p. 96

…io sono come te,

un debole ferito a morte, un urlo,

rabbia che grida tutta l’offesa,

il tradimento di qualcuno…

p. 98

TERZO MOVIMENTO

La musica è un macinino che tritura tutti i temi, riconoscibili in frammenti. Le parole vanno via, come a rievocare lo stesso paesaggio dell’inizio, un nuovo inizio dopo le trasformazioni. Un ricominciare.

…l’amore ha lasciato a sciogliersi

dentro questo mattino chiuso

tra le pietre e la sua corsa così

inutile – sembra – così necessaria…

p. 106

Perché l’amore è forse inutile ma necessario…

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