Massimiliano Magnano: nell’utero tagliato del sagrato …

Massimiliano Magnano, SUL SAGRATO, in un bozzolo di sudore e afasia, Prova d’Autore 2019

traduzione in inglese di Stefania Calabrò e Giulia Sottile, illustrazioni di Simone Parrottino, interventi di Luca Maci e Uto Gigli

Una certa corrente di pensiero di vecchia data, sostiene che l’arte in generale, compresa la poesia, non abbia alcun obiettivo utilitaristico. Non serve a niente, in quanto è già impegnata a costruire linguaggi, a risolvere soluzioni per apparire “bella”. Bandita, quindi la poesia civile, la poesia impegnata, la poesia utilitaristica, quella su commissione etc…

D’altro canto la poesia cosiddetta pura,si compiace di esibire forme larvate di un’ eterea bellezza, se non addirittura ideogrammi da interpretare, splendenti costrutti e metafore, ermetismi e astrattismi al pari della più osannata pittura moderna. Io invece credo che non ci possa essere poesia se questa non contenga, in mistura o in bilanciamento, le cose che si possono dire e le cose che si nascondono.

Gli eccessi, dunque, abitano di qua e di là del fiume, con esiti che con la poesia poco hanno a che fare. Rimane il fatto, inconfutabile, che la poesia attinge dalla vita, anche quando non lo dichiari apertamente, anche se quasi mai si pone l’obiettivo di dichiarare, di confutare, di sostenere fortemente una causa. Perché la poesia è lingua libera, persino selvaggia, attraversa i territori dell’oscuro e della luce. Anzi, direi che li deve necessariamente attraversare, pena la colpa di essere solo poesia splendente o solo poesia oscura.

La voce del poeta, allora, è tramite tra il mondo che si può dire e il mistero stesso che lo contiene, che lo adombra. Il poeta non può essere un fingitore, né una Cassandra che prevede le catastrofi, nè un profeta o un sacerdote che alza le mani per proclamare. Il poeta è solo uno che stra/vede, che vede attraverso, che è perseguitato dalla visione; quella visione che viene dalle cose, da ciò che le cose non dicono e che vorrebbero dire. Ne consegue che non può esistere poesia lontana dalle cose, dalla realtà psicologica delle cose.

Questo per dire che il libretto pubblicato da Massimiliano Magnano, dedicato al Sagrato della Chiesa Madre di Sortino, è operazione che coniuga necessità della dichiarazione, della denuncia, al sentimento della scomparsa, dell’irrazionale e del simbolo. Denuncia del deplorevole stato di conservazione di un “oggetto” architettonico prezioso, costruito in ciottoli di fiume trasportati dalle donne dal vicino Anapo. Dichiarazione, quindi, di una necessità di memoria del territorio, delle cose che scompaiono – i nomi delle strade, delle persone, delle case, dei monumenti – perché, come dice Uto Gigli, la restaurazione del sagrato è possibile a condizione che se ne riconosca una necessità spirituale – fintanto ognuno non si riconosca nel sagrato e nella sua chiesa, come dentro uno specchio -.

Ma anche, e necessariamente, riconoscimento della ricca stratificazione simbolica degli oggetti dotati di storia. L’architetto Luca Maci, analizza i valori simbolici del sagrato, misteriosamente dipendenti dalle rappresentazioni mimetizzate degli attributi di una grande madre mediterranea: zig zag a simboleggiare l’elemento acquatico e femmineo; più in generale, Maci declina il concetto di sagrato come tappeto, spazio di separazione tra il naos del sacro e il profano del mondo.

Sagrato come “Vancali”, dunque, “tessuto di lana tipico di Sortino, in genere di forma rettangolare, a disegni geometrici. Veniva posto ai piedi del letto. Esiste anche una versione più grande di vancali, che viene ancora oggi utilizzata nelle chiese, a delimitare lo spazio sacro durante l’adorazione del S.S. Sacramento”, ( nota di Uto Gigli).

Ecco: in questo sfondo di storia e di archeologia, la poesia alza la voce per dire del perduto, della malinconia del perduto. Cita i versi di Ibn Amdis, Massimiliano: “Sicilia mia. Disperato dolore / si rinnova per te nella memoria”. E forse scrive parte dei suoi versi proprio lontano dalla Sicilia, in una terra di nebbia e di gelo: “Ma è situata altrove la mia casa / la mia dimora dalle foglie larghe e sottili / dove soffia il vento e la vita si accende // ci conduce la sete / all’altro capo della matassa // la mia casa permeabile al dolore / la mia impervia residenza / è affollata da uomini e cavallette / né peggiori né migliori / da come li ha fatti fin qui / la mia indulgenza // è popolato dalla musica il mio alloggio tutto nuovo / dove dentro è fuori / e dove fuori è dentro”… ( ascoltando I notturni di Chopin).

Per dire, persino, dell’angoscia del perduto, del taglio che può generare una casa sconfitta dall’incuria del tempo e degli uomini, come se non avesse più senso, come se avesse perduto i suoi attributi simbolici originali, la sua ragione d’esistere; persino, e più semplicemente, il piacere, la gioia di essere abitata ammirando la bellezza, una condizione necessaria dell’animo che l’uomo ha sempre cercato: “Nell’utero tagliato del sagrato / della Chiesa Madre di Sortino”…bellissima immagine a dirci di come la Madre sia stata offesa, giacente ferita, senza più la capacità di procreare sensi, accoglienza; corpo dato in pasto alla crudeltà dei passi degli uomini, “E stridono i miei passi stridono / sull’acciottolato scivoloso / come cristalli di ghiaccio // danzano a ritroso nel tempo // la pioggia d’agosto leggera / disperde in mille rivoli / l’odore della siccità // vita che si disfa / in un bozzolo di sudore e di afasia”…

Questo “splendido vancali” per essere salvato, dunque, ha bisogno di rivivere in un senso rinnovato, in nome della memoria di chi siamo stati – e la memoria è sempre, in qualche modo, dea, Mnemosine, esige rispetto, e sacrifici – . Come in ogni rito che si rispetti, Massimiliano convoca, dunque, in queste pagine, persone e competenze, sensibilità e testimonianze; un coro affettuoso per denunciare il rischio della nostra stessa scomparsa tutte le volte che chiudiamo lo sguardo all’infanzia e lo spalanchiamo all’apatica afasia della vita adulta.

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4 commenti

  1. Trovo ogni forma di arte, come la poesia, e il suo interprete, fonte di sentimento, umanità. Di che meravigliosa bellezza l’umanità, lo spirito di conservazione e memoria in un mondo frenetico giunto ormai “all’era dei robot”! Complimenti!

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  2. I miei complimenti a Massimiliano Magnano, che ancora una volta unisce lo studio e l’arte poetica all’impegno civico, all’amore per il patrimonio artistico-culturale della propria terra.

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