Andrea Lorenzoni, geometria della luce

Andrea Lorenzoni, PIUMA, ArcipelagoItaca 2018

Il titolo del libro sembrerebbe alludere a una leggerezza, a una descrizione in punta di penna dei fatti. E in effetti, almeno in parte, queste poesie corteggiano la ricerca di un equilibrio, di una composizione tratteggiata esattamente, come le annotazioni matematiche di una partitura.
In effetti sono testi che si presentano pittoricamente alla vista

il ragazzo è di spalle ficcato nell’arredo
allunga le braccia sopra i tasti del piano
muove le dita e china il volto
gli cadono i capelli sugli occhi chiusi

p. 10

legge da ferma, mi rende
la paura d’abbandono, filtra
le parole dentro il sacco della pelle
accartoccia le gambe sulla sedia
prende appunti sulla coscia

p.11

con una virata verso una leggera sfasatura tra la posizione della cosa e l’andamento della parola, e questo avviene quando le cose sfuggono all’estrema precisione, chiedono una vita a sé, si rivestono dell’aura misteriosa di un misterioso accadere:

l’occhio di bue è sul soffitto
fermo nella stanza che vibra
il piano della ragazza fa
l’armonia come uno scalatore
la melodia a volte si ripete
e raggiunge la vetta

p. 7

la luce del giorno tracima dietro i tetti
le siepi e i viali circondano le villette in
stile liberty, sugli aceri si muovono le piume

p. 15

Ma queste poesie non sono sempre ferme. In effetti, poi, mostrano un movimento verso il ragionamento interiore, musa o ancella l’amore, dentro lo spazio di un delicato cromatismo.
C’è ricerca, insomma, pur nel rigore della forma, che non può mai porsi come rigore in sé per timore, o peggio, per codardia.
Forse un titolo alternativo, ad indicare la ricorrenza del tema, avrebbe potuto essere un passaggio indicato nel breve testo di pagina trentuno:

supino sul prato vede la geometria della luce
il sole compare e scompare, si posa sul collo

Geometria della luce: la luce descrive una discesa che non svaria, s’imprime sulla forma delle cose e dà loro “forma”.

Così le cose si fanno spazio ritagliato, come un preciso fascio di luce sul palcoscenico, mentre qualcuno canta o suona.
Luce che è anche “svariare”, ”tremolare”, ombra, tra le pieghe dei paesaggi della vita.

stazione bruxelles nord freddo secco
l’uomo col vaso di zuppa in bocca
guarda le due ragazze che si baciano
il treno arancione viaggia nella tundra
una benna abbandonata sul campo
come un dito enorme, in vista le lapidi
in cemento ruvbido, fin troppo armato

p. 32

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