Cristina Polli: … con le poche parole che sa …

Cristina Polli, TUTTO E OGNI SINGOLA COSA, Edilet 2017

Viene la pelle d’oca, ne so qualcosa, che un insegnante senta anche la vocazione della poesia.
Faccio il maestro da molti anni e so benissimo l’indifferenza che alligna a scuola in merito alla parola poetica, sia nel leggerla (leggerla, farla leggere ai bambini) sia nel praticarla (utilizzarla come strumento potentissimo di espressione di libertà, di crescita). La sensibilità verso la poesia sviluppa una sensibilità particolarissima verso l’insegnamento e i bambini che però ci fa sentire in solitudine, distanti, non sempre partecipi degli ingranaggi dell’istituzione scolastica.
Sono parole che mi vengono in automatico leggendo questi versi di Cristina Polli…che di professione fa la maestra.

Abito nella mia torre d’avorio,
fortezza eletta del mio sentire,
solitudine arroccata dove lascio
aditi dischiusi ad intuire
destini di umanità contrassegnati
da composti tormenti di passioni.
p. 11

Il tono di questo modo di sentire a parte prosegue anche nelle pagine successive:

Il libeccio accavalla marosi
sulla spiaggia deserta
guardo la ringhiera scrostata
intrisa di amati inverni e di mani …
p. 12

afasie da sgomento
per dire la parola
prima di essere sassi.
p. 13

La sensazione iniziale è confermata dal testo “Una forma diversa di poesia”, resoconto del contatto con i bambini, dell’onore e dell’ònere del difficile mestiere di maestro:

Una forma diversa di poesia
arriva con lo sguardo e la mano
il passo svelto e la voce
l’attenzione costante
il pensiero dedito
il tempo dedicato
a credere nei bambini che siedono
scomposti nei banchi
che abbiano un giorno
parole di cuore e di coraggio
e un mondo in cui viverle.
p. 15

Ai bambini, del resto, si potrebbe leggere il testo seguente, che è anche un esercizio concretissimo di riflessione sulla scrittura:

La poesia costruisce monumenti
con le briciole di pane,
cammina su tele argentee di ragno.
In un tempo senza ore, né giorni
tesse trame di seta…
E annoda dolori
che l’hanno scalfita,
più spesso ferita,
o anche dilaniata.

In un tempo sospeso sull’essere
la poesia accorda il suo suono.
p. 17

Che cosa vorranno dire queste parole difficili? Come spiegarle?
Nessuna spiegazione, per carità. I bambini sapranno cosa dire, scopriranno, dicendo, cose che non sapevano e che vengono, per dirla con Danilo Dolci, da una maieutica collettiva.

Si pensa a scuola, ma erroneamente, che il “fare” sia solo attività delle mani, relegato a una disciplina secondaria, utile soprattutto a rilassarsi, dopo le fatiche dell’italiano, della matematica e dello studio. E invece il fare è “il pensare” concretissimo delle cose che sono parole e cose e che, attraverso la riflessione, si vestono dell’abito della consapevolezza.

Ritornano spesso, questi bambini, nel corso del libro, fino ai ricordi dell’infanzia, dell’essere stati bambini. Allora si scopre che non sono pacificate queste poesie; a volte hanno un odore di riscatto al femminile, (Eva / esiliata / nel nome / di madre), p. 26; altre volte chiedono alla parola uno statuto nuovo, (Ho bisogno dello spazio / che mi aprono le parole / del respiro tra le lettere / dei ponti creati al passaggio / di dittonghi / dell’unione dei trattini…), p. 25; altre volte invocano il silenzio o l’assenza, (Vorrei che mi avvolgessero suoni in erre-emme / cantati in un immemore fluire), p. 27; altre volte sono concentrate nella descrizione di sensazioni semplici, di un primo conoscere, (Come foglie caduche / gli uccelli sui rami / nere solitudini), p. 22. Cercano ancora queste parole, anche una forma, un buon vivere, un equilibrio.

PICCOLA VITA DEL POMERIGGIO

Stava sulla tovaglia rossa
un mucchio di panni
bagnati-spiegazzati-colorati
che ora si asciugano al sole
appesi a uno stendino provvisorio
e svolazzano apparendo oltre i vetri della finestra
come bambini che tornano
con risate fragorose
e poi riprendono i giochi.
p. 46

*

COME UN DONO

Come un dono
piove la luce
sui volti.
Il bambino
immagina un volo
con le poche parole
che sa.
p. 48

 

IL BLOG DI CRISTINA POLLI

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