Antonio Spagnuolo: l’ultimo ciclamino sbalzato nell’oro…

Antonio Spagnuolo, CANZONIERE DELL’ASSENZA, Kairos 2018

E’ un canzoniere dell’assenza. Nasce perché Elena non c’è più. La sua voce, il suo corpo, gli incontri, il sesso, la vita quotidiana e famigliare, prima per la giovinezza e poi le altre stagioni della vita: da ogni dettaglio può nascere un verso…

(Silvio Perrella nella prefazione)

… e dunque un canzoniere, a suo modo, barocco e funereo, ma anche vitalistico, dove le metafore delle corone dei morti si trasformano in corone nuziali, dove “I fantasmi che quotidianamente la memoria insegue sono improvvise illuminazioni che il nostro cervello accetta nel segreto dei ricordi”, (dall’incipit).
Poesia come illusione, forgiatura di forme che non esistono più, fantasmi che riprendono vita: luce, riflessi, vertigini, inganno, rosso, bluff, follia, rassegnazione, solitudine, abbandono…
Poesia, infine, come farmaco provvisorio, consolazione.
(S.A.)

Dubbio

Avverto ancora il tuo abbraccio che mi avvolge
nella penombra, ove il tuo mistero
parla con figure a me sconosciute.
Quando a fine di ottobre un tempo breve
ha diviso i risvegli di orizzonte
eri ancora un corpo da toccare,
che annunciava sculture tra le rime.
La stagione sconfina con le piogge
e il mito è vertigine scomposta
in questa solitudine del dubbio.

p. 45

Sonni

La maligna brezza delle notti confonde i miei sonni
nel dubbio del silenzio che mi ottunde,
mettendo insieme i pezzi di parole
diverse nel segno, sempre più difficile
nell’alchimia dell’eterno.
Brucia ogni menzogna il rimorso
nel moltiplicare gli sguardi della malinconia
quasi immobile immagine del niente.
Briciole nel luccichio degli ammiccamenti
le pupille non hanno più riflessi.

p. 51

Naufragio

Forse il pianto libera dal naufragio
ora che non ho più nulla da chiedere e mi discioglie
questo tramonto incredibile, nei giorni
che non hanno colori, tra le ore sempre più lunghe.
Ho cercato parole, ho cercato illusioni,
nel silenzio che i frammenti propongono ogni sera,
ma non trovo il tuo labbro che ripete
semplicemente le attese.
Mi stordisce la vertigine di questa estrema forma del dolore.

p. 57

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