Marcel Proust: lasciate piangere il mio cuore…

Marcel Proust, POESIE D’AMORE, traduzione e cura di Roberto Bertoldo, Mimesis Hebenon 2018

Proust poeta d’amore è un concetto difficile da assimilare per noi lettori della Recherche, abituati alla logica ferrea, alla profondità emotiva e alla capacità descrittiva del suo autore, qualità in gran parte contrarie alla stessa idea estetica, riguardante il genere poetico, dichiarata da Proust. Eppure Proust, che è stato forse lo scrittore del Novecento che più di tutti ha indagato l’erotismo in ogni sfumatura, ci ha lasciato alcune poesie che rendono onore a questo sentimento contorto e tremendamente vitale. Bisessuale o omosessuale che fosse, Proust ha saputo anche in poesia universalizzare l’amore e in questa selezione tematica si è cercato di evidenziarlo e di evidenziare, al contempo, la modernità lirica del Proust poeta.

(quarta di copertina)

Nella traduzione delle poesie ho rispettato il più possibile alla lettera la scrittura di Proust, solo alcune volte mi sono permesso qualche libera scelta, soprattutto riguardo la punteggiatura (…) ma non mi sono mai allontanato dal ritmo e dalla tonalità voluti dall’autore. Forse è questo modo di operare che non piace ai traduttori, sicuramente non sarebbe piaciuto a Franco Fortini, ma un poeta che traduce ed è stato tradotto sa bene quanto lo infastidiscano o lo infastidirebbero le libertà espressive del traduttore (…)

(Roberto Bertoldo nell’introduzione)

***

TRE POESIE… CON GLI OCCHI

*

Lunedì all’una

L’insensibilità della natura intera
sembra così colmare il vuoto dei nostri cuori.
E’ un gioco deludente della cieca materia
nell’opale e nel cielo e negli occhi dove l’amore,
vincente e successivamente ferito, sembrava sognare.
La forma dei cristalli, il pigmento delle pupille
e lo spessore dell’aria tradiscono uno dopo l’altro,
provando ad ingannare i nostri dolori eterni
attraverso la natura, e la donna, e gli occhi;
e la tenerezza del blu pallido
è una menzogna nell’opale
e nel cielo e nei vostri occhi.

p. 53

*

Può essere che io dimentichi, Signora…

Può essere che io dimentichi, Signora,
il vostro divino profilo di uccello
e che io stronchi la mia follia
come si salta in un cerchio
ma i vostri occhi al soffitto della mia testa
brilleranno come lampadari chiari.

p. 35

*

Se la nobiltà azzurra dei vostri occhi…

Dunque se lo volete, senza essere troppo loquace
farò la suddetta dedica.

Se il nobile azzurro dei vostri occhi l’ordinò,
signora, i vostri occhi squisiti di Madonna
così blu che si direbbero – dovette fare arrabbiare più di una –
due petali di iris o due raggi di luna,
o due farfalle blu prese nelle maglie delle ciglia
e ancora palpitanti nelle loro reti sottili,
ubbidisco ai vostri occhi delicatamente pallidi
così come un riflesso di pervinca o come opali
e di cui – simile a questi pezzi di cielo nell’acqua
contornati dall’ombra del tiglio o della betulla
che trema a lungo se sopraggiunge lo zefiro –
il tremante azzurro muove in un sorriso!

p. 55

*
Una nota

Di questo canzoniere amoroso di Proust – confesso che non ero a conoscenza del Proust poeta – mi colpiscono alcune cose. Per esempio la dimensione privata che in genere assume la poesia nel rapporto con la prosa di un grande romanziere, in questo caso Proust ma si potrebbero citari molti altri: Hesse, Pirandello, Bonaviri, D’Arrigo, Goliarda Sapienza… tanto per fare qualche nome.
A proposito di quest’ultima, che leggeva Proust in segreto e che si sentì dire da Giancarlo Pajetta, in visita a casa del padre “Proust si legge e poi si chiude nel cassetto”, è lecito forse pensare che la poesia, agli albori del secolo appena trascorso, già si giocava il dilemma del rapporto pubblico/privato – Goliarda Sapienza scelse la prosa, appunto –.
Perché io credo che se uno scrittore scriva in prosa o in poesia, si trovi, a un certo punto, a fare la drammatica scelta se scrivere più in prosa che in poesia, ma qui si aprirebbe una discussione sul perché e sul come…
Evidentemente il Proust poetico è un Proust minore; non per la qualità di alcuni dei componimenti ma per il ruolo “abbassato” che l’autore stesso attribuisce a questa sua arte.
Scegliere che un filone della propria scrittura rimanga nel ristretto ambito del privato, della piccola stampa, può avere tre conseguenze: uno sperimentalismo libertario che non deve nulla a nessuno; un “normale” procedere della forma, una banalizzazione; un sostanziale “retrocedere” della forma.
In che direzione vanno queste poesie di Proust? Da assoluto profano intuisco un “retrocedere”.
Ho scelto queste tre poesie sul tema degli occhi, ma ce ne sono altre, perché, per esempio, è possibile notare una commistione tra elementi di un “aristocratismo” romantico, reminescenze di dolce stil nuovo, metafore barocche – il tema degli occhi, appunto, e il suo svolgimento formale –.
Sono tutti elementi che ben si addicono al formalismo sociale che fa da sfondo al racconto di Proust – in effetti tutta la Recherche è un tentativo di svicolare dall’estetismo borghese ma ancora impregnato delle retoriche aristocratiche – .
Proust, per condizione sociale, ci sta bene in questo estetismo ma lo scavalca utilizzando i meccanismi “libertari” della propria interiorità.
In queste poesie la forma esteriore si scopre; ed è, palesemente, retrocessa – sembrerebbero poesie che non escono fuori, che rimangono dentro la storia del corteggiamento della dama, forse sensualmente più sfacciate ma comunque ben incuneate nella retorica del corteggiamento, degli svenimenti amorosi – : “Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie” …

S.A.

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1 Comment

  1. Grazie Sebastiano, anche a nome di Proust, per la segnalazione e le intelligenti osservazioni sul “formalismo sociale”, che in effetti è il più importante trait d’union tra il giovane e l’adulto Marcel.

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