Grazie

Giorgio Morale ospita 5 interventi per il mio libro nella sua rubrica VIVA LA SCUOLA.

Sono interventi di Manuela Gallina, Maurizio Casagrande, Corrado Bagnoli, Luigi Cannillo, lo stesso Giorgio Morale.

Chiaramente sapevo di questo post, ma leggere tutte queste bellissime parole messe in fila mi fa uno strano effetto e mi induce a qualche considerazione.

Innanzitutto: oggi la critica ufficiale è praticamente incapace di esporre qualsivoglia idea sui libri di poesia ritenuti importanti. Non dico validi, che di validi ce ne sono tanti, ma importanti. Si fanno recensioni, certo, ma non credo che il problema sia, oggi, solo quello di fare recensioni. Chiaramente, per pudore, escludo il mio libro da questo discorso.

Ne consegue l’immenso valore che acquistano le parole degli amici, quelli che ti conoscono meglio e sanno valutare se tra la tua poesia e quello che fai, ci siano fratture incolmabili.

Oggi la critica è possibile solo se hai degli amici, il resto è un grande deserto.

Non torno sul discorso della scuola, non ne vale la pena, ciò che dicono questi miei amici a proposito del libro in rapporto alla scuola, è molto più eloquente di quanto potrei ribadire io stesso.

Tra questi 5 interventi c’è una testimonianza, quella più vicina al mio lavoro, per il semplice fatto che io potrei scrivere grosse cazzate e pantagrueliche bugie, ma Manuela può testimoniare. E di questo la ringrazio.

Non per ultimo, leggendo queste parole che forse non merito, mi sento pervaso da un sentimento di responsabilità ancora più grande verso la mia poesia e il mestiere che faccio.

Probabilmente i grandi critici dei giornali, le persone che contano – a qualcuno di questi l’ho mandato il mio libro – preferiranno altro ma non importa. Ormai il discorso, per quanto mi riguarda, non è quello di splendere come poeta, ma come un uomo che sente la necessità di essere nella parola come un seme nel suo frutto. Una sola cosa.

E quindi un grazie sincero agli amici per avermelo ricordato e in particolare a Giorgio Morale che da anni esprimeva il desiderio di pubblicare “Infanzia resa”, dai tempi in cui il libro era ancora inedito e non aveva questa forma.

Se fosse con soddisfazione, chi non farebbe bene? E’ bene perché fatto con disperazione; perché abbandonato – a ogni costo – a qualunque opinione. E del resto apri tranquillo il solco, e lascia cadere il tuo seme. Tanto il vento e il sole sono di Dio”.

(Piero Jahier, Con me e con gli alpini)

 

 

 

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