5 grandi libri

Fra i libri pubblicati recentemente segnalo:

Antonio Alleva: Ultime corrispondenze dal villaggio, Il ponte del sale 2016

Paolo Fabrizio Iacuzzi: Folla delle vene, corsiero editore 2018

Gabriela Fantato: La seconda voce, transeuropa 2018

Marco Ercolani: Nel fermo centro di polvere, il leggio libreria editrice 2018

Corrado Bagnoli: Il cielo di qua, La Vita Felice 2018

 

Sono libri molto belli e importanti, scritti da poeti che mi sono vicini, sia per amicizia che per appartenenza alla stessa generazione. Chiaramente ne parlerò. Una volta ogni tanto, in una situazione in cui tutti si esaltano e tutti esaltano, permettetemi di dire che questi libri vanno letti e studiati da chi crede di sapere tutto di poesia. Critici dei giornali glamour e poeti in erba o in fasce, un po’ di umiltà!

*

Il libro di Corrado Bagnoli, ancora fresco di inchiostro – sono andato a prenderlo stamattina dall’editore –  contiene una mia prefazione. Eccone uno stralcio:

Per Bagnoli, come mi è capitato di dire altre volte, la poesia è, prima di tutto, sguardo, tanto che si potrebbe parlare dello sguardo come un gesto di creazione, prima della parola stessa. È il mostrarsi delle cose solo perché abbiamo desiderato che ci vedessero, prima ancora che imparassimo a dirle, e in fondo lo sguardo rinnova il gesto di un dio che accende la luce per desiderio di esistenza, proiettando il suo nome nel mondo. Come in un quadro, quasi che le cose parlassero ogni volta una lingua nuova. Non è possibile, dunque, nella poesia di Bagnoli, nel modo in cui egli parla della luce, della conoscenza e della filosofia della luce, riferirsi all’illuminazione paolina nell’episodio della caduta dal cavallo. Troppo improvviso appare, in quel caso, il gesto traumatico del mostrarsi, così come les illuminations traboccano della luce eccessiva provocata dall’entusiasmo. Del resto, nemmeno troviamo in Bagnoli la malinconia della luce purgatoriale, il cammino dei pellegrini verso una meta definitiva. Siamo, invece, più semplicemente, nel regno della materia che emana luce e si brucia, o si salva, nella conflagrazione della sua stessa esistenza.

Sebastiano Aglieco

Ci si apre soltanto una scia
dentro la deriva del bianco,
dentro il disfarsi fluttuante,
il rumore secco della frattura,
degli scontri, dei baci, dell’urto.
Si richiude dietro di noi,
tutt’intorno, si stende ancora
davanti questo foglio spezzato,
parole, voci che si disperdono,
tremano, pungono e chissà
se invece potrebbero dircelo
il cielo, intero. O se invece
non è proprio così, solo così,
che adesso lo possono fare;
che adesso, anche noi, ci parliamo.
Con niente che si scrive davvero
negli occhi, che lasci nella carne
una strada, una mappa, una roba
che resta per dire casa, oltre l’acqua.

 

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