Premio di poesia Umbertide 2018 (3)

XXXVI Edizione del Concorso Nazionale di Poesia in lingua italiana
“Umbertide XXV Aprile”

SEZIONE A
POESIA EDITA

Poeta 3° classificato
FRANCESCO IANNONE

per il libro
Pietra Lavica
Nino Aragno Editore, 2016

Con la seguente motivazione

Pietra Lavica (Aragno, 2016) di Francesco Iannone ha il pregio di avere uno sguardo semplice e chiaro sul mondo. Ogni poesia del libro sottende la presenza della Luce a priori. Luce che è fiammeggiante vitalità, creatività, sentimento, labirinto dell’intelligenza che mai si arrende alla malinconia, alla negazione e all’orrore. I movimenti emozionali, a volte congegnati stilisticamente in maniera irregolare, per metrica e ritmo, conservano il fremito interiore potente e ansante di una sensibilità che sfida l’attuale tortuoso momento storico. Si tratta di poesie spinte da un animo scevro da contaminazioni compulsive e alienanti, privo di impulsi moralistici, ma ricco, invece, di tensioni verticali, in cui l’ansietà del cuore è analisi gioiosa, nutrimento per il verso e per lo stesso pensiero poetico. L’io lirico, infatti, si inoltra nell’armonia e nella bellezza del mondo naturale, immergendosi nel vento, nel mare, tra i fiori, nello sguardo pieno di grazia della figura femminile e dei bambini. Così ci si incanta di fronte al pudore delle parole evocando lo stato dei sentimenti più puri al fine di superare la pochezza umana grazie alla ricomposizione della Memoria e della felicità primigenia nel ventre di madre terra. «È bello questo stare al mondo / lieto/come il litro / d’acqua / in fondo al secchio».

Rita Pacilio

Francesco Iannone è nato a Salerno nel 1985. Il suo primo libro Poesie della fame e della sete (2011) è risultato vincitore per l’opera prima dei premi “Solstizio” e “L’Aquila”, finalista dei premi “Penne” e “Beppe Manfredi”. È incluso nelle antologie La generazione entrante. Poeti nati negli anni ottanta (2011) e Post ’900 (2015). Suoi testi sono apparsi su numerose riviste, in Italia e all’estero, fra cui «Gradiva», «Italian Poetry Review», «Semicerchio», «ClanDestino» e altre. Ha pubblicato le sillogi Pietra lavica sulla rivista «Poesia» e Rasùle, in dialetto salernitano, sulla rivista «Atelier». Collabora con le riviste «Atelier» (di cui è redattore per le pagine on line), «ClanDestino» e «Levania».

da

Pietra Lavica, Nino Aragno Editore, 2016
di Francesco Iannone

Quello che mi manca
è una larga
comprensione
quello stare
facile
nella dedica del mondo.
Tienimi nel grano
che macina gli abbracci
tienimi nel telo
di placenta delle mani.
Perché siamo nel mistero
nella sua planimetria
perfetta
tu la conosci la grafia di Dio?
È così serio quel tramonto
quando scivola
veloce
dalle braccia del cielo.
È così serio quel pianto
quando l’uomo
spezza
il pane in solitudine.
Vorrei parole
di senso
di cotone
che unisce
con un bacio
lembo con lembo.
Vorrei parole
di girotondo
di tutti giù per terra
di ave Maria
quanto è bello il mondo.
Bisogna uscire
dall’acquario
ditelo ai poeti
(i bambini già lo sanno)
è inutile che batti
e ribatti le pinne
nell’acqua per niente.
Conosci la legge?
Se non canti
non avanzi non vai
da nessuna parte
se non stai
nel rigo accanto
al segno nel gesto
primario di un rapporto.

*

Qual è il nome
della bestia che strappa
mio figlio
dalla mandorla
del sonno?
Prova a tenere nel raggio
della ruota del cocchio
tutta la premura dell’erba
che si inginocchia
è un lavoro inutile
non si può correggere in sottrazione
il maggio del fiorire.
Ogni fiore è nell’ora
del suo gingillo
è l’anello che brilla
sul fuso del dito
del ramo d’albicocco.
Però quando viene l’ora del tronco
avvolto nel panno
asciutto
quando la notte s’infila
la forcina nei capelli
per liberare l’ultima stella
dalla fronte
mio figlio nasconde
lo stelo sotto il cuscino
rovesciando i petali per terra.
Perché l’evento sia lucente
ogni cosa deve essere
lo stelo corrispondente
della rosa.

*

Fammi bere
dammi il sorso
che mi fa stare
sincero nel verso.
Non è originale
non è strepitoso
non sono Tommaso
ma solo ti dico
ho immerso il dito
ho spostato il verme
dalla sua fame
ho esposto il male
alla prima luce
ho estratto il ferro
dalla trave
un dolore cosciente
di stare davanti
al mistero
e non ero più
il bambino con il limone
in mano
sulla soglia di casa
non ero più
quel limone appeso
al suo desiderio
elementare.

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