Fabrizio Bregoli: un’opera prima

La recensione è apparsa sul numero 108 del trimestrale IL SEGNALE

Fabrizio Bregoli, Il senso della neve, puntoacapo 2016

L’opera prima di Fabrizo Bregoli si caratterizza per una solida costruzione che ambisce alla forma lunga, a un andamento poematico per canti dall’argomento assai vario, sicuramente attraversati dal tema della compassione.

Lo sottolinea Ivan Fedeli nella prefazione, autore affine, per esiti e tematiche, a queste prove di Fabrizio Bregoli: “Parlare di compassione in poesia è cosa alta. La valenza etimologica del termine implica un moto comune di appartenenza che, oltre alle banalità del quotidiano, emerge e porta alla condivisione dello stato umano in ogni sua forma esplicita o implicita di rappresentazione”.

La scelta di una forma lunga, di poemetto dotato di autonomia tematica, fornisce a Bregoli gli strumenti per autorizzare una resa “moralistica” della descrizione, a volte psicologica.

L’investimento etico, tuttavia, non costituisce l’unica chiave di lettura del libro. L’altra, probabilmente più rilevante, è proprio la tensione formale che finisce per toccare a lungo andare, esiti di sperimentazione, di laboratorio linguistico, comprensibili, del resto, per le esigenze di un’opera prima.

Per esempio l’adozione di un tono da canzonetta in funzione ironica, soprattutto quando si tratti di mettere in ridicolo alcuni aspetti abnormi e grotteschi della realtà, non descrivibili in altro modo; un impasto linguistico onnipresente, anche con l’utilizzo delle gabbie formali della tradizione – il sonetto, soprattutto, la canzone…l’endecasillabo – .

Raramente questa poesia – sempre in movimento – inquieta, si disseta alla fonte d un dire più piano, più disilluso. Accade, per esempio, nell’ultima sezione “Canti del crepuscolo”, sicuramente indice di una maggiore maturità e autonomia raggiunte. Qui una certa melopea del verso sottolinea un andamento più notturno, ”Cogli l’ultimo svolio di foglie / il rincasare quieto delle chiocciole”, p. 97. Leggiamo, in controluce, della presenza dei maestri, con una variazione, tra le altre, da Caproni, Sei donna che apre riviere…che Bregoli trasforma in “Sei donna d’asfalto, di frontiera”.

Inoltre un esplicito riferimento al Dante de venticinquesimo canto dell’inferno, E detto l’ho perché doler ti debba… all’interno di uno dei componimenti più belli della raccolta, una sorta di riflessione barocca a lume di candela, (Inventa la sera).

Il tema del barocco, dell’aspetto funereo e trionfante della materia, sembra stringere questo blocco di poesie, andando a formare, forse, un libro a parte, un trampolino di lancio per le prove future.

Sebastiano Aglieco

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