Francesco Patrone: ho la faccia pulita

Francesco Patrone, LEGNI DA ARDERE, Vitale Edizioni, 2017

Sono legni, le poesie di questo librino: forse li ha portati a riva – di notte – la mareggiata. E bisognerà lasciarli asciugare prima di bruciarli. (…) Quanto tempo dovrà passare perché i legni (ogni poesia, un legno) siano pronti per il fuoco? (…) Forse i legni di Francesco stanno già bruciando, forse essi sono già cenere, forse il legno bagnato resterà bagnato per sempre.

(dalla nota introduttiva di Gianni Priano)

*

Una volta avrei inserito senz’altro queste poesie in una rubrica che si chiamava “Scritture in attesa”. Scritture che attendono un compimento; che verrà, ne sono sicuro, sulla scia di una specchiata chiarezza.
Poesie che non nascondono le cose; pulite e sincere. Sono parole di moda, oggi, in poesia, “pulizia” e “sincerità”? E si può fare poesia con queste parole? Forse sì, anche se è necessario un livello di consapevolezza superiore. Consapevolezza non solo formale ma anche etica.
E dunque vivere, osservare, riflettere. Dribblare gli ostacoli e le dicerie delle malelingue. Gianni Priano è un ottimo maestro e mentore. E’ importante avere dei maestri. Ed è forse più importante, oggi, zoppicare e scorticarsi parecchio prima di impugnare la penna. Impugnarla: come una zappa.

(Sebastiano Aglieco)

*

CREVARI

Passo dopo passo
risalgo la collina che copre
il corpo di chi ha dato
la vita a mio padre. Una volta
mi ci portava lui, avvolto nei calli
o nelle rughe delle mani da lavoratore.
Ora cammino da solo,
la fronte rigata dal sudore.
Le scarpe ingiuriano calpestando
asfalto, mattoni e cemento.
Di fianco alla tomba la vista
è magnifica, vedi tutto l’azzurro
del mare che sta lì
a dirti l’immensità.

*

ASSISTERE

Mi raccontavi del mare
delle prove, delle feste ed io mi perdevo
nel turbinio di flatus vocis.
Non davo una consistenza a quel tuo carico
di parole che mi scorreva sulla faccia
per non agitarmi, non rovinare tutto
non smettendo di guardarti.
Come con gli animali, non bisogna
perdere il contatto visivo. Ma poi
l’abbiam perso, l’abbiam ripreso
ed era voglia di non smettere mai
di bere sott’acqua in mare. Ma nemmeno sopra
l’acqua bisogna smettere di bere, è tutto
così dolcemente più accogliente,
meno spigoloso, non fa mai male.

*

VOLTRI ALLA FINE DELLA PRIMAVERA

C’è la luna rossa sulle luci del porto è piena
le nuvole rosa, piccole strisce quasi impalpabili,
strappano il cielo ancora chiaro
della serata di ultima primavera che siamo costretti
a vivere. Sono costretto.
Il viavai delle persone estranee si avvicenda come risacca
ma non mi tocca. Niente mi tocca,
come una carestia, una povertà.
Solo il vento, lieve ed il fumo della primavera sigaretta della giornata.
Una solita luce, prima stella, sovrasta solitaria
l’agglomerato distante che da qui
chiamano Genova.

*

ALBA

Sono sveglio, tu ancora dormi.
Non abbiamo dormito insieme, ma io ti sento
dormire piano piano, tra respiri sommessi,
nella tua camera gonfia di libri e citazioni.
Guardo il sole, che lentamente fa capolino sulla costa,
sorgendo dai meandri di quella città di cemento e ferro
che non ci ha mai voluti, nonostante noi ci sentissimo
così appartenenti a lei.
E’ il momento più bello,
prendo un caffè, il cui sapore accompagna il mio pensiero
rivolto a te, ho la faccia pulita,
il vento me l’accarezza.

*

Francesco Patrone è nato a Genova, città in cui vive e studia, nel 1996. Qui è iscritto al corso di laurea in Filosofia e questa è la sua prima pubblicazione.

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