Henry Ariemma: è l’amore il cardine

Henry Ariemma, ARIMANE, Ladolfi 2017

Il canovaccio di queste poesie, come spiegato nell’introduzione di Giulio Greco, è un dittico in cui vengono suggerite in controluce le figure di Arimane – spirito malvagio, guida di una schiera di demoni – e Mainyu – spirito del bene che guida gli angeli –.
In controluce: nel senso che non leggiamo di un trattatello filosofico, né di un testo da inquadrare nel genere gnomico; piuttosto, di un quadro di esperienze concrete, probabilmente “suggerite” dalle contaminazioni destinali della materia: “Non esistono nel mondo delle parole; i nomi ‘bene’ e ‘male’ appartengono a me e a te”, (Hakim Sana, poeta persiano, citato in esergo).

Solo parlare e si intuisce la storia…
Sapere che sono queste case lasciate
a spostate macchine:
alcuni esagerano a credersi uccello,
cantori di versi, e non bastano
buone azioni, figli bravi a scuola né il sapere
aspettare a fare tutto con il cuore,
perché si perdono ricordi ebbri
al domani, quelli dei tempi andati
per l’impegno della parola…

p. 11

Parola, Storia, Bene, Male: Entità per niente astratte che esigono, per essere ben comprese, una declinazione nella cronaca, nel primo accadere delle cose.
Eppure la realtà non può essere compresa se non attraverso una sintesi nella parola; una sintassi diversa che è, appunto, quella della poesia.

L’erba mi ricordi
di quella casa…
Cumulava dove voleva,
rinverdiva intensa
vicina ai sostegni
non lontano dal passo
ma dallo sguardo
e chiedeva macchie
riempite dal bordo.
La pioggia faceva fango
seccato polvere e l’acqua
donava un capsico viola.
Al basilico divideva l’orto
con mattoni affondati
scoperti picchi…

p. 18

Una concretezza che, eppure, non svela un soggetto preciso. Il “tuo” a cui spesso si riferiscono i testi, dialoga con un io che si fa domande e cerca risposte.

Forse per case
nelle pareti nascoste
sono i ricordi persi
dei fratelli in città:
si rimane al crescere
insieme negli anni,
compiuti i destini…
A essere divisi
(…)

p. 25

Il progetto sembra quello di adombrare con la luce l’Arimane protagonista, il deus ex machina; quindi, forse, anche la sorgente di un movimento verso un desiderio di pienezza, di una dedica “con amore”.

È l’amore il cardine
del nostro esistere
piega verghe adamantine
a soccombere ragioni
tentate di giustizia,
è velo a non vedere
determinare granelli,
disporre acque
a chi non pone mani
per chi neanche guarda.

p. 35

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