Massimiliano Damaggio: come un bambino ad occhi spalancati

Massimiliano Damaggio, EDIFICI PERICOLANTI, Dot.com Press 2017

Questo libro pamphlet contiene alcune considerazioni che condivido appieno. Per esempio:

“Essere in bilico è la nostra condizione esistenziale”. Per conseguenza, aggiungo io, è in bilico la parola, e anche ciò che pensiamo e siamo nella parola.

Non è corretto
e non è poesia
raccogliere un dolore
per scrivere parole

Se stai piegata in due dentro la stanza
al primo piano della casa abbandonata
mentre urli al cane muto
che scappa, e cade per le scale, e si nasconde

Nel buio ascolta
il latrare del tuo male
che sfonda il tetto.

p. 44

“Se qualcuno mi obbliga a scrivere di questi uomini non è una forma civile di praticare la poesia. Non credo nella poesia civile e nemmeno condivido l’affermazione che tutta la poesia è civile, perché davvero non ne capisco il senso. Se qualcosa mi obbliga a scrivere di loro è unicamente Cristo. Io sono ateo ma profondamente cristiano (…) Il prossimo è te stesso. Se ha male, ha male come te. Se ha paura, ha paura come te. E se mi sorprende muto davanti alla bellezza, sono le tue stesse parole che non trova.
p. 77

Queste parole avrei potuto scriverle io e le sottoscrivo in toto. Innesterebbero polemiche, lunghe discussioni e argomentazioni sul loro senso, questo al di là o al di qua della scrittura di Damaggio, che, comunque, si nutre di un canovaccio di pensiero concreto, cioè sottoscritto da prove sulla pelle, da una cronaca dello sguardo.
I suoi testi, allora, sono lontani da tutta la paccottiglia avanguardistica sulla realtà, sulla pretesa, cioè, che scardinando la lingua, si possano scardinare i costrutti cattivi della realtà degli uomini. Poesie che testimoniano; come Cristo è testimonianza della sofferenza degli uomini attraverso la sua stessa morte.

E’ importante, dunque, questa precisazione sulla poesia civile. Ho scritto: “Non devi fare poesia civile. Devi essere civile”. E poi anche autoaccusandomi: “Non sono stato abbastanza civile”: La poesia civile si può scrivere solo in questa consapevolezza di essere indietro, ipocriti lettori, fratelli.
Scriversi sulla pelle. Tutte le grame discussioni sul pubblico e sul privato, sul minimalismo e sul poematico, sull’impegno e la chiusura ermetica e simbolista sono inutili discussioni di cui liberarsi.
Prima della poesia, della forma della poesia, c’è un io immerso nel mondo che lo annusa e lo assaggia. Che ne è ferito. Altrimenti l’io è un prete, un amministratore, attraverso le parole, della giustizia e della bellezza di un altro mondo. Ogni poeta fa i conti con la sua forma. E’ una lotta e spesso una carneficina.
Perché allora salvo l’essenza delle poesie di Damaggio? Per questi versi:

Ma io alla fine è con l’aria che combatto
e levo in alto le braccia per tradurre
una carne in una frase, un risorgere impossibile
e così torno al volante, così incontro
il cane morto per strada

Se la tua parola era di inciampare nella ruota
e il vuoto che hai lasciato è ignorato da ogni cosa
con che grammatica interrotta chiami, ora
quelli che passano, e non si fermano
perché di te hanno paura
tanto terribilmente presente sei in tutta la tua assenza

p. 26

Queste parole che guardano il sole
questi ragazzini senza vele
che giocano nel campo di pallone
e intorno a loro il mondo tutto, e il vento

Li guardo e mi chiedo dove attraccheranno
un sole caldo li ha sfiorati
ma non basta a salvarli dalle loro macerie

Primo è l’abisso, che ci osserva
e non conosce la pazienza, e ci insegue

Secondo, l’amore che manca alle mani
per poter raccogliere queste parole
e farne ragazzini che giocano e ridono

p. 23


Puoi ancora accedere al gioco
attraverso la porta di un bambino

E’ così che nell’attimo dell’incontro
l’adulto e la sua paura
il bambino e la sua domanda
firmano la pace

p. 40

Esempi di un correlativo oggettivo, di una corrispondenza. Chi legge è messo nella condizione di risalire alla cosa che è detta, al suo bruciante dolore e splendore nel mondo.
Si può essere molto bravi a scrivere ed essere, nello stesso tempo, incapaci di compassione e di etica. Persino carogne. Qualcuno ha risolto la questione come l’avevano risolta i Greci. E cioè in ogni poeta abita e parla un dio, così il poeta e l’uomo non devono rispondere all’etica. La poesia attraversa la nostra pochezza e la nostra miseria: è una risposta che mette a posto le coscienze dei poeti. Non importa se brutte persone, basta essere bravi.
Ma io chiedo, soprattutto a me stesso, di essere poeta in un grande cuore, in una “coscienziosa” coscienza. ”Essere”, – confessando almeno a se stesso – la propria presunta grandezza e la propria certa miseria.

Leggi anche, POESIA COME PIETRA

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...