Mary Barbara Tolusso: Non rimanere lì impalata

Ricordare Pier per me equivale avere presente la poesia. Pochi poeti sono poeti come lo è stato Pierluigi Cappello e non mi riferisco all’aspetto qualitativo dei suoi versi, di cui ho già detto in altri canali. Piuttosto penso a un suo particolare dono, ovvero l’empatia. Pier era una persona aperta, senza pregiudizi. Soprattutto una persona che aveva il dono della leggerezza e dell’intelligenza sociale, sapeva intuire l’altro. Sapeva metterlo a suo agio, sapeva, in parole povere, riuscire a coglierne con prensilità, e spesso ironia, pregi e difetti. Perciò era molto rilassante stare con lui. Ogni volta che sono andata a trovarlo, non sono mai, mai per un secondo, stata preda di un pensiero di malattia. Nonostante tutto ciò che Pier ha vissuto, il mio pensiero era sempre legato a una forma di leggerezza e buonumore, un amico con cui si poteva parlare di qualsiasi cosa, dalla poesia alle frivolezze della vita. Sapeva perfettamente quali fossero i luoghi deputati alla poesia e quelli più conviviali. Pier aveva uno snobismo che adoravo, quello della democrazia, ben consapevole del suo valore, ma per nulla superbo. Certo non era umile, un’altra propensione che ritenevo seducente, perché l’umiltà, per come la recepisco io, non sempre equivale a una equilibrata consapevolezza di sé e la non equilibrata consapevolezza di sé non ha degli effetti positivi. Pier era consapevole dei suoi talenti, ma riusciva a individuare anche i talenti degli altri. Era generoso, altro elemento piuttosto raro. La scorsa settimana l’ho sognato. Nel sogno sapeva che ne avrebbe avuto per poco. Eravamo nella piccola casa prefabbricata di Tricesimo. A un certo punto, con mia enorme sorpresa, si era alzato dalla sedia per dirigersi in camera e aveva detto: “Non rimanere lì impalata, sì, cammino, hanno trovato la soluzione, praticamente un miracolo e ti pare? A due giorni dalla mia morte. Be’, lì volerò per cui non c’è problema” e poi si era messo a ridere con quella sua risata, adolescente e contagiosa. Forse è stata solo una sintesi onirica del suo carattere, la capacità, l’estrema forza di un uomo che anche nella tragedia sa risollevarsi, sa stare in piedi. Era estremamente forte, neanche per pochi istanti mi ha mai comunicato un’impressione di debolezza, se non l’estrema sensibilità che compromette un poeta: amare la bellezza, quella alta, imperiosa come una bella donna ma soprattutto tutta la bellezza che abita le cose semplici. E mancherà la sua voce, non solo i suoi versi, proprio la sua voce, la tonalità, il suo timbro, la sua risata e il suo sguardo acceso, sempre sul punto di indagarti con gli occhi. Era un uomo adulto che aveva perfettamente conservato gli aspetti fanciulleschi di un adolescente. Ed è questa l’associazione più naturale per me, pensando a lui, un uomo consapevole, maturo, fortissimo, che era riuscito a essere Pierluigi Cappello senza rinunciare alla tenerezza, all’infanzia, all’adolescenza, a tutto ciò che poi, inevitabilmente, ci guasta. Era talento, cultura, gioia, versatilità, stupore e immenso, sottolineo immenso: amore per la vita.
(Mary Barbara Tolusso)

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One Reply to “Mary Barbara Tolusso: Non rimanere lì impalata”

  1. Grazie per questo bellissimo pensiero ricordo, per aver condiviso il sogno, per l’anima che fai trasparire …
    del poeta e della poesia, del poeta che è poesia come andrebbe intesa.

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