Paolo Medeossi: Cercaluna

Quando la notte era stata esplorata in ogni anfratto e si doveva rientrare lentamente, molto lentamente, verso casa, Pier diceva: “Adesso taciamo, guida piano e metti su la cassetta con il concerto per Colonia di Keith Jarrett”. Era la musica che faceva da sottofondo a Nanni Moretti mentre, in Vespa e con casco, in una scena del film “Cario diario” si destreggiava sul litorale di Ostia per raggiungere il punto dove Pasolini era stato massacrato nel 1975.

Partivano le note dolcissime e Pier guardava assorto i capannoni commerciali e industriali lungo viale Tricesimo, alle porte di Udine. In fondo c’era casa sua, in via Kennedy. Per quella notte il sogno era finito…

Era uno dei tanti ritorni dalle zingarate nel Friuli del buio: il Friuli più bello, il più sconosciuto, selvaggio, disinibito e sincero. Spesso era anche il ritorno dagli spettacoli che Pier teneva nelle piazze dei paesi, davanti a gente (fra cui tanti bambini incuriositi) che non aveva mai visto la poesia atterrare lì, sulla porta di casa.

Per quel gruppo di anime vaganti (che comprendeva anche Leonardo Zanier, Alberto Garlini, Federico Tavan, Ivan Crico, Vincenzo Della Mea, oltre ad attori, musicisti, pittori, danzatrici del ventre, menti più o meno fantasiose, esseri in bilico e così via), Pier aveva concepito il nome di Cercaluna, inventando nel 1996 una sorta di “manifesto”. Questo.

Appunto, di chi cerca la luna.

Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?”

Chi scrisse questi versi cercava la luna e si perse nell’interrogarla.

Perché la luna è una Dea che esige amanti disposti ad amarla sotto la cifra della più totale gratuità. Chi cerca la luna è chiamato al rischio di cercarla: perché oltre che bella, la luna è anche armata: serena e severa più di qualsiasi dea greca, regge una doppia scure falcata; con la parte crescente di essa promette prosperità e benedizione a chi le si avvicina; ma se agita quella calante, allora è la maledizione e la piaga a scuotere le vertebre di chi le si allontana.

Per questo chi la cerca è esposto alla scelta e chi sceglie è esposto alla crisi e chi è in crisi, spesso, vede molto più in là di chi non lo è.

Ho letto che “cercaluna” vuol dire scansafatiche o perdigiorno, a scelta; ma io so che chi cerca la luna è il Chisciotte sbalzato dal ronzino a mordere la polvere, so che chi la cerca, deriso, ci porge sul palmo la parte soleggiata di noi stessi.

La poesia arrivava sempre dove appariva Pier, anche tra i tavolini di un rumoroso pub, pieno di musica e belle ragazze. Una sera si accese una sfida tra lui e Alberto, all’Xò di Reana. Scrissero velocemente dei versi sui tovagliolini di carta. Ecco i suoi, mai inclusi in alcun libro, ma adesso ci appaiono come preziosi regali.

Le parole che ho scritte questa sera

non erano per te: resta che in questa

estenuazione non argine non scoglio

o altro senso che puoi cercare in te

riveli di un’esistenza l’imbroglio

o dell’imbroglio tutto il senso di te.

Meglio allora parlare per gioco

al fuoco freddo di un angolo di bar.

Ma se dirò, se, Paolo, dirò, sarà

come dentro le notti d’estate

di polvere e di ghiaccio, come di cometa.

Pierluigi Cappello

maggio 1998

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...