Maurizio Casagrande: congedo da un amico

Te ne sei andato di buon mattino in punta di piedi, con la stessa aurea leggerezza che sapevi mettere nei tuoi versi e quella valigia che tenevi sempre a portata di mano diretto alla più remota stazione del tuo viaggio terreno, fra le montagne della tua Chiusaforte.
Il ricordo che conservo di te è legato all’ultima circostanza in cui ci eravamo incontrati, nel Gennaio del 2017, quando ti trovavi ricoverato presso l’ospedale di Padova per un intervento molto delicato che ti avrebbe prostrato oltre misura: doveva trattarsi della soluzione di tutti i tuoi problemi mentre ha coinciso col principio della fine.
Quel giorno ci avevi accolti con un filo di voce, ancora febbricitante ma sorridente a nemmeno un paio di settimane dall’intervento. Ci confidavi i tuoi timori per il futuro, tuttavia, ad un certo punto, con gli occhi che ti s’illuminavano, hai voluto darci lettura di un tema in classe svolto dalla tua adorata nipotina Chiara e io stentavo a credere che a scriverlo fosse stata una ragazzina di quinta elementare, per la profondità, la sincerità, la grazia e l’eleganza della forma.
Non ne ero consapevole, in quel frangente, ma si trattava della tua maniera di congedarti in occasione di quello che si sarebbe rivelato il nostro ultimo abbraccio.
Ci mancherai, Pierluigi, mancherai tantissimo a tutti coloro che ti volevano bene (e sono molti!). Ci mancherà il tuo sorriso, la luce dei tuoi occhi, la tua parola che proveniva da abissi di silenzio e di dolore forgiata nello stillicidio quotidiano con la sofferenza, ci mancherà quella voce che rappresentava la sintesi più fedele della tua persona, in una parola la tua poesia, il lascito più prezioso che tu ci abbia trasmesso. Grazie pertanto, amico mio, dei doni generosi che ci avevi elargito e perdonami se negli ultimi tempi ero arrivato a dubitare di te, anteponendo la mia smodata ambizione alle tue condizioni. Mandi, Pierluigi, mandi frut.

Maurizio Casagrande 1 – 10 –  2017

Homenaje a l’anxoeo de Ciusaforte

Coeo ca ti sì
pa’ drento de ti
coeolà ti te resti
sibèn no te vesti
firmà
sibèn ca ‘a to cà
xe ‘na baraca de ‘egno
sgionfa de ‘ibri
sibèn ca te vivi
coa carità
dii coatro schej
dea lexe Bachèj

ma mi no go ‘isto mai
oci pì ciari ca i sui
no go mai catà
el bon core pì s-cjeto
ca xe del vero poareto
no go incroxà
on soriso pì ‘argo
sibèn soto on gran cargo de croxi
no go catà mai
gnà nte coei ciapà racoanto mejo
scussì tanto corajo
drento tel posso pì fondo
pì nero
no go mai sintìo
discorare de coesto o de coeo
ma daero
on omo pì fin
ma pontà cofà el fero
tenprà

ma coesto xe sta
chel frut de Ciusaforte
anca a cospeto
dea morte

Omaggio all’angelo di Chiusaforte: Ciò che sei / nel tuo intimo / quello resti per sempre / anche se non vesti / firmato / anche se ti ritrovi come casa / una baracca di legno / traboccante di libri / anche se vivi / con l’elemosina / dei pochi spiccioli / della legge Bacchelli // ma io non ho mai visto / occhi più luminosi dei suoi / Non ho mai conosciuto / generosità più sincera / che è della vera povertà / non ho incrociato / un sorriso più disarmante / nonostante il carico delle sue angustie / non ho mai trovato / nemmeno in persone prive di problemi / una simile forza d’animo / nelle peggiori avversità / le più oscure / non ho mai sentito / affrontare qualsiasi argomento / con perizia e onestà / un uomo tanto fragile / ma saldo quanto l’acciaio / ben temprato // ma è questo che è stato / quel ragazzo di Chiusaforte / anche al cospetto / della morte

2 –  10 –  2017

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