Rosa Salvia: solo il respiro dura per sempre

Rosa Salvia, IL GIARDINO DELL’ATTESA, Samuele Editore 2017

La poesia di Rosa Salvia è gentile e a suo modo fiabesca.
La fiaba è un genere letterario che, certo, non espelle dalle sue trame il dolore e le avversità, cosicché, leggendo questi versi dedicati all’attesa di un giardino, prima avvertiamo il fiabesco della primavera, la morbidezza delle forme, ma poi, a un certo punto, sovviene l’inverno, la bruma che stempera i colori, e così il clima cambia.
Il dolore è nello stato delle cose, certo. Rosa Salvia lo coglie osservando le persone che nell’antr’acte cittadino – questo è ogni giardino – lasciano parole e oggetti minimi della loro presenza, delle loro fragili storie.
Passano, andando a comporre altri luoghi, come gli animali evocati, ai quali le persone sensibili dedicano un’anima come si fa con i simili, i fratelli, cosicché noi non avvertiamo una differenza di stato tra la Luigina che “piange da sola / a stento muovendo le labbra”, p. 48, e il gatto di casa che “preferisce la pioggia al consueto riparo / di una stretta finestra di cucina”, p. 50.
Rosa Salvia svetta su queste figure come da una posizione alta, guardando e scrivendo da una finestra, sormontata a sua volta dalla presenza di una torre saracena che sembra avere la memoria più lunga di tutti. Una memoria, però, che non custodisce, perché solo alla poesia è dato di trapassare il dato storico, il dato spicciolo della materia nel dato ineffabile di una nuova realtà che ci attraversa tutti.
Già: questo giardino non ha la forma di un hortus conclusus in cui tutto è controllabile nel tempo. Non è il desco della donna, la perfezione dell’accadere. E’, invece, il luogo di passaggio del deperire come le foglie secche. Il luogo della nostra ripetizione.
Lo spazio è ciclico perché ogni cosa ritorna, la fiaba della vita chiude il cerchio della sua trama e ne inizia, subito dopo, un altro.
Rosa rimane a osservare, forse ancora da una finestra, portando la memoria avanti, non all’indietro, preparandoci alla visione di un giardino che sarà, che, eppure, è già stato, anche molto prima di un’infanzia in cui i petali che cadevano ci sembravano miracoli, parole senza suono di un’altra lingua.

Sebastiano Aglieco

Una selezione di testi e uno stralcio della prefazione dio Pasquale Di Palmo

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One thought on “Rosa Salvia: solo il respiro dura per sempre

  1. E’ il respiro l’elemento perenne di questa poesia, il respiro delle cose e il respiro dell’essere nelle cose . La continua tensione tra presenza e assenza . come dicono questi bellissimi versi, è la voce del permanere nell’incessante nullificarsi delle esistenze. E’ il paesaggio, la natura, ciò che si tocca che dà sostanza all’illusione di esserci, all’idea di respirare veramente. Una poesia potente questa di Rosa Salvia. Filippo Ravizza

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