Gabriele Borgna: Artigianato sentimentale

Gabriele Borgna, Artigianato sentimentale, Collezione Letteraria Poesia, puntoacapo Editrice, Pasturana 2017, Prefazione di Giuseppe Conte, pp. 48, € 8,00 ISBN 978-88-98224-58-6

Artigianato sentimentale, il titolo della raccolta di esordio di Gabriele Borgna, classe 1982, è un esordio importante, che in un certo senso si inserisce nella linea ligure della poesia nazionale – giusta l’osservazione di Giuseppe Conte, il prestigioso prefatore – ma che al contempo è libro di irrequietezze giovanili e contemporanee.

Non siamo in presenza di un diario in versi, sia chiaro: non mancano però tracce anche precise di una persona poetica che non fatichiamo ad avvicinare all’Io scrivente, ma ciò che convince di questa raccolta, così parca, attenta, selezionata, è la modalità con cui l’Io diventa non oggetto di poesia, bensì punto di partenza per una investigazione su di sé e sul mondo. Che, ovvio, è un mondo frastagliato, irto di scogli pericolosi, e solo qua e là reso vivibile da ombra, pace, amore.

Sentimentale, quindi, non si riferisce tanto a una vicenda amorosa, che pure traspare a tratti in filigrana, ma a una modalità di esperire il mondo tramite ciò che, credo, sia la massima espressione della razionalità umana, cioè il sentimento, intriso di senso, desiderio trovare legami, di donare significati. E artigianato, lemma così desueto in un’epoca di produzione massificata, ribadisce due punti chiave della raccolta: il suo essere operazione solitaria, unica, irripetibile, e il procedimento trial and error che sta alla sua base e per cui ogni errore è lezione di vita di cui far tesoro. Il confronto con se stesso (p. 16) e con l’altro/a (p. 18, 19) è a tratti persino spietato. “Sinceramente” spietato, definito “con implacabile chiarezza” (p. 26).

Solitudine, del resto, non è solo nel titolo della II sezione, Solitudini da piombo, ma un elemento fondante del libro, o diciamo della visione filosofica di Gabriele, in cui i legami amorosi, amicali o forse anche sociali appaiono un lenitivo momentaneo in un mondo dominato dal senso di “perdita” (p. 22), “inganno” (p. 33), e da sequenze sintagmatiche come “disperatamente soli” (p. 18); ), “il niente che mi resta” (p. 30) “atroce solitudine” e “inganno” (p. 33). O quel “vuoto / deserto” di un potente enjambement (p. 38). E potrei moltiplicare i loci, pur in una raccolta così esigua, senza difficoltà, ma senza aggiungere altro.

L’aprirsi al paesaggio ligure, così scoperto nel primo e nell’ultimo testo della prima sezione (a chiudere un cerchio ideale) fa da sfondo perfetto, così denso di echi montaliani (pensiamo a quell’agave del primo testo), al rapace dell’ultimo (p. 30: il “falco alto levato”), ma anche caproniani  e direi sbarbariani. Pensiamo non tanto al mare, ma all’“aspra terra” e all’“inchino duro della tramontana” (p. 9). E perché allora non approdare a Leopardi?

Ma, venendo allo specifico tecnico, perché stiamo parlando di un libro di poesia, vorrei notare come, in una poesia tanto densa di sentimenti, e come ho detto scevra di minimalismo e diarismo, Gabriele riesca a trovare accenti non solo personali ma anche scarni, scabri, assolutamente non scevri di patetismo e sentimentalismo. Del resto, segnalo nello specifico quell’aggettivo “precisissimo” che viene abbinato al cadere di una stella (p. 14), che ci dice tutto sul modo di lavorare di Borgna.

 

Mauro Ferrari

 

 

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