Laura Maria Gabrielleschi: nulla è destinato a chi perde la memoria

Laura Maria Gabrielleschi, DI PADRE IN PADRE, La Vita Felice, 2016

Queste poesie dedicate alla scomparsa del padre, sono abitate dall’ossessione del ritorno. Mentre il corpo lascia tracce impresse per sempre in una fotografia, il suo senso più nascosto si dipana misteriosamente nel tempo, fino all’età adulta di chi scrive.
La particolarità di questa scrittura, stampata come in forma di quasi epigrafe sul freddo marmo, quindi scarna, essenziale, risiede tutta, come dichiara Roberto Pazzi in una bella presentazione, nella ricerca di “un’altra Laura (…) sempre inseguita e sempre desiderata perché impossibile”.
Il padre è, dunque, la mancanza delal sua idea, la perpetuazione di un archetipo doloroso; mancanza che, eppure, è necessaria alla poesia, alla sua forma.
Sembrerebbe, però, da una straordinaria citazione di Walcott riportata in esergo, “Per cambiare lingua devi cambiare vita”, che queste poesie vivano la contraddizione del passaggio e dell’immobilità del desiderio di essere “altro”, che tuttavia non si realizza.
Questa presenza del padre, insomma, sembra essere destinata a perpetrarsi nell’attesa infinita di una parusia, ed è bellissima, in effetti, l’immagine finale di questa donna signora che attende infinitamente, seduta al tavolo di un bar:

La signora in tailleur bleu
seduta gambe accavallate
al gran caffè di Simo
(gran caffè gran caffè)

e aspetta. Aspetta
aspetta.

Questa figlia, pur cresciuta e madre, ha conservato in sé, come stimmate e come pegno di un ricordo imperituro, “Nulla è destinato / a chi perde la memoria, l’essenza di un essere bambina, l’infanzia che mai ci scrolliamo dalle spalle, dono o pena non sappiamo.

Sebastiano Aglieco

*

Un’altra voce parla
mentre si compie l’orgoglio
di una ragione persa
è una voce che taglia la pietra
in salita,
da capogiro

una voce di quotidiana intimità.

p. 29

*

In mezzo a questa confusione
qualcuno è morto
qualcuno no
e noi possiamo riempire la vita
correndo in bicicletta
e tornare indietro
e giocare a palla
come i bambini
e mangiare una fetta di dolce
come premio.

p. 33

*

Io non parlo la vostra lingua
vengo da un altro regno
la mia passione è aprire le porte
alzare le soglie
perdere le cose
per avere più spazio.
Ho mani nervose
nessuno paga per queste mani
o per quello che dico.
Ma tutti pagheremo la stessa moneta
per essere traghettati in un letto
da uno sconosciuto.

p. 41

*

Se sapessi il tuo indirizzo
non ti lasacerei pensare, arriverei
sudata, sporca, in pantofole
o anche nuda, sicuramente intera.

p. 71

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