Giancarlo Baroni, domani riparto

Giancarlo Baroni, LE ANIME DI MARCO POLO, Book Editore 2015

C’è, sicuramente, nella poesia di Giancarlo Baroni, una forte propensione al catalogo, all’enumerazione, all’atlante. Così era, nell’esposizione delle specie ornitologiche che abitano il libro precedente, e qui, ora, in maniera più vistosa, in queste anime vaganti, bussole di riferimento, pietre miliari di un immenso viaggio che attraversa tutta la storia dell’umanità – persino della terra – e della modernità in particolare.
Il libro si presenta in forma di mosaico di geografie, eventi favolosi e drammatici – Baroni non rinuncia al polemos, che è, poi, musa della stessa Storia, tragica ierofania di un dio invisibile:

Orecchie a forma di ventaglio
gazzelle ipnotizzate da un leopardo
cani ringhiosi rincorrono gli struzzi
corna di bufalo colli di giraffa
cosa ci fate dipinti in questa grotta
sperduta del Sahara?

(Animali magici, pag. 49)

*

Si macchiano di peccati disgustosi
ne scrivo perché non si ripetano
stragi torture rapine crudeltà.

Come dei lupi sbranano
le spade al posto del Vangelo:
il sangue degli indiani innocenti

condanna le anime dei carnefici.
Quanto orrore commesso falsamente
nel nome del Signore

delle violenze racconto la più atroce
separano i bimbi dalle madri
e li massacrano

(Bartolomè e i misfatti dei conquistatori, pag. 34)

Questo racconto di esplorazioni e di scoperte, se in parte finisce col coincidere con la tragedia delle guerre e dei sopprusi, quindi con la responsabilità degli uomini, ci suggerisce anche la presenza di un verbo misterioso che sottintende la logica di un accadere del tutto naturale.
Non so se Baroni creda alla casualità, o alla causalità degli avvenimenti. Il libro dà l’impressione di una reiterazione ossessiva: l’anima in subbuglio ha sempre bisogno di nuovi orizzonti, di nuove visioni di pietre e di città, disposta a giocarsi le carte della forza bruta o dell’astuzia più fine per un granello di conoscenza, un fardello d’oro pagato col sangue.
Così, assai tragica appare l’elencazione della merce, dei bottini di guerra, più che degli strumentari di conoscenza.
Ecco le ragioni dell’elencazione, dello smembramento delle cose fino alla loro essenza numerica. Il movimento, l’erranza, accresce la soluzione finale del ritorno… ma il viaggio, si sa, è sempre circolare.

Non resta forse allora che scovare
la misteriosa origine di queste
ambigue voci e sottometterle, domani
riparto.

(I ritorni di Ulisse, pag. 13)

Sebastiano Aglieco

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