La mia giornata della poesia

Il 21 marzo non è solo la giornata mondiale della poesia, ma anche degli alberi. E proprio partendo dagli alberi, in seconda elementare, i miei bambini hanno cominciato a scrivere, confrontandosi con i testi di “veri” poeti e imparando per la prima volta, che lettura e scrittura procedono di pari passo.
Ho chiesto ai bambini di variare pensieri ed emozioni partendo da un testo di Alda Merini:

Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un
violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta
in un crepaccio e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.

(Alda Merini)

Non voglio ripetermi nell’indicare i meccanismi, le tecniche, le esperienze che utilizzo in questo procedimento laboratoriale di letto/scrittura poetica. L’ho ripetuto diverse volte. Solo una cosa voglio ribadire: si “pensa” e “si sente” nella lingua della poesia prima ancora di imparare a scrivere e il problema della tecnica è solo una piccola faccenda.
Questi bambini, adesso, frequentano la quarta elementare. La cosa straordinaria è che trovo poche differenze tra ciò che scrivevano negli anni passati e adesso. Dimostrazione che la poesia non cresce perché si ha un vocabolario più ricco, una costruzione sintattica più evoluta. Cresce subito.
Alcuni bambini hanno impiegato più tempo, certo, ma nella vera scuola non si comanda a bacchetta. La scrittura, soprattutto quella poetica, rientra nel bagaglio della libertà personale. Non la si estorce con la violenza.
Questi poesie sono state precedute da una discussione intorno a due domande che i bambini hanno formulato, partendo da alcuni momenti oscuri e difficili del testo: “i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire”.
Le loro argomentazioni e i loro interventi costituiscono un momento di comprensione e di riappropriazione di senso, attività che chiamo “critica militante”.
Eccole:

PERCHE’ GLI USIGNOLI SONO PRONTI A MORIRE?

La tristezza del canto ricorda un funerale.
I poeti si commuovono e vogliono morire.
I poeti, a volte, sono incompresi.
Gli usignoli muoiono quando va via il sole.
Morire vuol dire ricominciare.
Non si muore quando si muore.
I brutti sentimenti mi fanno sentire come “morire”.
I defunti vivono in un altro modo.
“Morire” è quando qualcuno ti lascia.
Se muoiono gli uccelli, muoiono i poeti.

PERCHE’ I POETI NON SI REDIMONO?

Per i poeti è più importante scrivere poesie.
I poeti fanno sacrifici.
Ai poeti non importa quello che dicono gli altri.
I poeti mettono per iscritto anche le loro colpe, come una legge.
I poeti vanno per la loro strada.
I poeti si scusano in segreto in poesia, come facciamo noi che, quando ti facciamo arrabbiare, ti scriviamo una poesia.
Ai poeti i soldi non interessano, fanno qualcosa di spirituale.
I poeti vogliono essere “qualcosa” di più.
I poeti scrivono in poesia tutto quello che pensano.
Se guardi con gli occhi, pensi con la mente e in un’altra prospettiva.

Interessante notare alcune cose:
Una bambina, giunta nella nostra scuola nel mese di maggio dell’anno precedente, con nessuna competenza di lingua italiana, ma evidentemente molto sensibile e intelligente, capisce da sola e scrive. Non ho cancellato una virgola da suo testo. Così, del resto, pochissimo anche negli altri testi.
Un bambino che ama molto giocare col tablet, inserisce nel suo lavoro la citazione di un videogioco, riappropriandosene e dando un taglio originale a quanto scrive.
Un bambino reitera l’immagine della morte; è già possibile avvertire uno stile, che è poi un modo di essere, di vivere dentro la parola. Già da piccoli.
Alcune parole vengono da lontano, da altre esperienze fatte, da altre immagini – l’opera lirica, la storia della terra… – ; perché questo modo di lavorare permette, in maniera estremamente automatica, di avvicinare, di mettere in contatto, di realizzare vera conoscenza e coscienza.
Un bambino mi chiede di fargli un elenco di nomi di poeti da inserire nella sua poesia. Due se li ricorda: Luigi (Cannillo), e Rosa (Salvia). Io aggiungo anche il mio, Sebastiano, in forma di sorpresa.
Una bambina inventa un bellissimo neologismo “spezzatura”.
Una bambino scrive “l’amore spezzata”, e mi fa riflettere sul sesso dell’amore.

Malgrado alcuni di questi testi possano mostrare una maturità “abnorme” rispetto all’età, i miei bambini sono solari, giocano come i bambini, non si atteggiano. La mia è una particolarissima classe di “matti”, faticosissima, ma lo dico con grande affetto. La poesia non strappa i bambini alla loro fanciullezza, non li intristisce. Fra poco, invece, li abbandonerà, perché la scuola non è luogo adatto alla poesia. La scuola degli adulti è luogo di ripicche. Questa non è esperienza che possa far cultura a scuola. Nè, tantomeno, nella variegata comunità dei poeti egoisti e degli universitari saccenti. Con qualche eccezione, s’intende …

***

Il vento mi ispira,
il fruscio degli alberi mi travolge
nel suo immenso silenzio.
Il pensiero degli alberi all’improvviso
diventa il mio sogno di speranza,
come quando sotto la volta azzurra
il mio pensiero era morto insieme a
milioni di stelle.
Il mio sogno e il sospiro degli alberi
diventano una cosa sola.
Io li ricordo come una speranza che
“sta in un crepaccio e diventa vita”,
capisco le loro sensazioni,
li descrivo come un’anima che
sussurra parole immense.

Miriam

*

Nei tuoi occhi

Nei tuoi occhi vedo gli alberi ma tu
non crederesti mai che di notte
gli alberi camminano o diventano sogni.
Io, che ti guardo e nei tuoi occhi vedo
l’ulivo di vita e illuminazione!
Già inizi a pensare e vedi
il mondo creato dagli alberi grezzi.
Non vedo felicità nei tuoi occhi,
vedo solo te, che crei la vita.

Beatrice

*

Si intravede un albero nella mia mente,
è trasparente, però si vede…
Sento il suono di una spezzatura,
penso che un albero piange e parla,
sta per morire di solitudine,
penso che un albero canta e ride
e mi sento splendente e felice.

Monica

*

Ci sono di notte i sogni,
e io penso come un violino d’amore
che suona nel mare.
Il cielo è come usignoli provenienti da
un albero che viene dal cuore
– cuore dell’albero, uccelli cantanti, funerali che piovono -.

Faccia triste e canti fanno sbocciare le nuvole,
cadono sugli alberi come occhi.

Nasce la morte:
sangue che perde la fiducia.

Karim

*

Ci sono betulle che di notte levano le loro radici,
si destreggiano nell’aria, sono nuvole giganti.
Stagno come ragno vola nel cielo
e il cielo è azzurro sempre di più.
Guardie, principe e domatore,
corrono sempre con il dolore?
Piccole torri, siete diverse ma il re è una serpe.

Samir

*

Ci sono betulle che di notte levano le loro radici,
dal letto che soffiano nell’aria pura della sera,
come l’usignolo, quando dal suo becco parla una melodia
sottile, che poi di tanto in tanto diventa un
poeta dai grandi sogni.

Ci sono betulle che di notte levano le loro radici,
dal letto soffiano l’aria pura del vento che
sospira come un poeta rinato,
un usignolo che cinguetta con i suoi poeti compagni:
Luigi, Rosa, Sebastiano …

Riccardo

*

Di notte

Di notte, sotto l’albero nero,
sento un altro albero che ride,
canta e pensa.
Poi vedo un salice che
rimpiange di camminare.
Un olmo, invece, desidera
diventare sogno
e vedo un poeta che guarda
la luna e il sole.

Sofia

*

Lungo le sponde

Tu non crederesti mai che i poeti,
come usignoli pronti a morire,
si raggomitolano in tronchi gracili e bagnati,
così, da una tempesta,
lungo le sponde di un fiume,
spunta un salice.
Dentro i lumi delle luci non si vede fumo ma un taciturno vento.
Nel momento in cui il vento iniziò a graffiare le radici del salice,
lui non rispose perché ricominciò.

Zoe

*

Il mio cuore batte, batte come la vita
immersa nella morte.
Sorride come un suono che
fa sciogliere le tue lacrime,
come il vento che soffia nel nulla,
come la luce che sorge nel freddo.
Sogna che in un albero c’è un violino
d’amore che ti sorregge incantato con
la voglia di amare, con le radici sporgenti dal
cielo che riavvolgono l’amore spezzata.

Menna

*

Il sole che illumina,
fa crescere i fiori,
il buio che ci fa paura.
Gli alberi che parlano,
le radici che guardano
dentro i nostri cuori.
Gli uccelli che volano
nel cielo blu.
Alberi che vengono nel
sogno e il vento che ti vuole dire
qualcosa.

Varisha

*

In un forte soffio di vento mi
sveglio, senza paura che gli alberi
mi travolgono in un manto di caldo.
Il mattino, mentre cammino in un sentiero
grezzo, circondata da alberi che si muovono o
diventano sogni, vedo la strada del ritorno che
non vedevo.

Iana

*

Un violino d’amore è una cascata che di notte
sparisce e di giorno rinasce
per vedere il primo raggio,
attaccato a Pangea e
staccato da Pantalassa:
due esseri che si attraggono e formano un
violino d’amore.

Non crederesti mai che là fuori
c’è l’universo e i pianeti
che si attraggono e si respingono come
il fuoco e l’acqua.
Solo l’amore rimane sempre vicino
alla speranza che sorge per sempre.

Kelvin

*

Ci sono betulle che di notte
camminano nell’aria. Sono sogni
che volano tra gli alberi
come usignoli lasciati volare.
In ogni albero c’è un violino d’amore,
una musica lasciata andare
in un crepaccio di sogni e di vita
che cantano insieme e diventano un
granello di grano nascente,
uno sboccio di pioggia
lacrime di tristezza che
formano un lago di sogni.

John

*

Mettendo insieme i versi dei bambini

Soffiano nell’aria gli alberi
mentre sento il suono
della vita taciturna.
Il mio granello è come
occhi che piangono nella
pura aria del mattino,
nel buio fanno paura ai
bimbi che l’hanno cantata.

Sofia

 

p.s. i testi e le immagini degli alberi sono pubblicati col consenso dei genitori
*

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6 Replies to “La mia giornata della poesia”

  1. Complimenti Aglieco, gran bel lavoro con i bambini! Confortante anche per il futuro della poesia e di quese giovani vite che hai la possibilità e il merito di contribuire a far crescereGianfranco IsettaInviato dal mio dispositivo Huawei

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  2. ❤sono poesie che ti piace ascoltare e riascoltare… e sono poesie che ti entrano nel cuore ❤️
    Sofia inglese ❤

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  3. Sebastiano sono Silvia, la mamma di Matteo Reali. Checché ne si dica non basta il passare degli anni per dimenticare. Uno smisurato abbraccio….

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