Ugo Gaiato: Collo sottile

Ugo Gaiato, COLLO SOTTILE, puntoacapo 2014

Certi libri meriterebbero di respirare in una dimensione di maggiore condivisione, stanati dalla loro solitudine; e dunque un sostegno critico degno di questo nome, soprattutto quando si abbia a che fare con una scrittura densissima come questa di Ugo Gaiato. Densissima come una colata d’ambra e caleidoscopica, capace di giungere dal particoalre a un potente quadro d’insieme, e viceversa.
Si tratta di testi lunghi che si vestono della dimensione del poema, anche perché vivono a contatto con una spiritualità del tutto naturale – un’anima mundi che si mostra dalle essenze vegetali, da un sostrato di segni e presenze che Gaiato sembra conoscere bene.
– Qui non giungono voci / acqua azzurra ricopre il cuore di pietra – , p. 101.
“Mondo” è per Gaiato, anche rischio di assenza, percepibile scartocciando la corteccia dell’albero fino a giungere alla sua estinzione.
Nel libro si insinua, dunque, la presenza costante e peccaminosa, o forse necessaria, dell’uomo, del suo lavoro per fare arrendere le cose, giungendo, infine, a una dimensione geografica assoluta e discosta, dove neanche un puro dolore ha più ragione di esistere.

Sebastiano Aglieco

*

E’ utile situare questa raccolta all’interno di un crescente movimento che sta portando la poesia italiana lontano dal minimalismo e dalle soluzioni espressive che hanno dominato il panorama nazionale degli ultimi decenni.

Mauro Ferrari (nella postfazione)

UNA RECENSIONE

***

Collo sottile

L’acero e il sanguinello ancora spogli
il mio collo sottile piegato a nord.

Ogni mattina d’inverno alzi lo sguardo
verso questo alto ascoso
sotto una scura volta di rami la tormentata ostensione,
dalle foglie di tè galleggianti fino al sordo ritrarsi del cielo.
La membrana della finestra.
Nel tardo febbraio la mia chioma si scosta vigile
dal futuro assedio frondoso
tenurta in vita da una luce opaca e fredda:
soggiogata materia abissale trascoloro
alle trame rarefatte della clarità sorgente.

L’immagino genuflessa nel buio
(la lampadina dipinge sul vetro insenature arancioni,
la cesta dei biscotti e un manico di scopa)
e mentre scruto il nebuloso istante che ci separa
mi arrendo alla tua triste bellezza.

Il mio collo sottile piega a nord
il tuo cuore sospira colline
nell’alba si propaga il corpo martire della sposa.

(Cedro capostipite)

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