Etica: un’arma a doppio taglio

Rileggendo la bella lettura critica che Carlangelo Mauro regala ai miei libri nel suo “Liberi di dire, Saggi su poeti contemporanei”, secondo volume, rifletto su alcune questioni che personalmente mi riguardano.
E’ innegabile che in “Giornata” ci sia una fortissima valenza etica nel chiedere a se stessi, alle parole, agli altri, una coerenza, una corrispondenza tra l’essere e la sua dislocazione nel tempo. Una fratellanza, se non proprio un gemellaggio, tra etica ed estetica, altrimenti “le parole si ammutineranno”.
Che questo tema mi riguardi profondamente è provato dalla difficoltà, sempre più evidente, a sopportare i teatrini della societas e delle comunità, in particolare quella degli artisti e dei poeti. Persino i miei teatrini, s’intende, quando il mondo ci trascina nelle sue trame senza che ce ne rendiamo conto.
E’ un’arma, quella della consapevolezza, veramente a doppio taglio, che ti lascia ferite addosso tutte le volte che pretendi di far passare le relazioni dalle maglie strettissime del tuo setaccio. Pochissimo rimane, e anche quel poco che rimane è sempre in pericolo.
Sta di fatto, dunque, che “Giornata” non è un’opera per nulla scissa dalle ragioni e dalla lingua di “Compitu re vivi”, di “Dolore della casa”. Non ci sono fratture in questi libri, come qualcuno ha cercato di dire, proprio perché è la stessa lingua che vive di questo andare e venire attraverso le porte del proprio destino… Del resto, le parole della polemica con i poeti, sono già tutte presenti in questo libro, ed è anche vero che, quando si alza la voce, è l’assenza dell’altro  che viene proclamata – l’assoluto stridore del silenzio dell’altro -.

Non credo – proprio per questo, e paradossalmente – di abitare  nella coerenza. Il mondo è coerente solamente con le proprie ragioni misteriose. Abito, tuttavia, un rischio, che è quello della frattura Per questo so che la parola, anche quando è illuminata, non può rinunciare alla sua scorza oscura, al pericolo, sempre alle porte, di un fraintendimento, di una resa. Scrivevo polemicamente su facebook:

“I poeti ambiziosi puntano talmente in alto che piuttosto che non ricevere un giudizio prestigioso dalla gente che conta, sono disposti a consegnare la loro opera al silenzio.
Gli editori non mandano più libri, non si sa se per risparmiare o perché la stampa digitale permette di stampare trenta copie che poi si esauriscono. E comunque li mandano ai critici che contano, che poi non recensiscono quasi niente.
Le riviste letterarie sono ridotte al lanternino. I fautori del pregiudizio generazionale sfornano antologie puerili, secondo il criterio più giovane sei, più sei bravo.
I blog di poesia della prima fase sono ormai morti, i nuovi, cosiddetti collettivi, si mettono medaglie di umiltá e di rigore.
I poeti rampanti frequentano solo i premi letterari e i festival che contano. Nonni poeti e zii amano contornarsi di giovani poeti in erba, i quali li tradiranno non appena troveranno una casata più redditizia.
Quelli della mia generazione sono incarogniti e rassegnati perché sono stati messi da parte giá in tempi non sospetti. I critici “giovani” si ostinano scandalosamente ad ignorarli.
Chi si azzarda a mettere su operazioni critiche di larghe vedute, con fatica e spendendo soldi, si becca anche le ramanzine, o peggio viene ignorato…
Questo il quadro. Manca qualcosa? Ditemi voi. Ma senza polemiche, che tanto non servono a nessuno.
Dimenticavo. Di casa editrice in casa editrice per pubblicare un libro. Come i poveracci”.

Ecco. “Compitu re vivi” è sempre stato, e adesso più di prima, uno spazio a rischio di chiusura, per questa difficoltà di adagiarsi comodamente su una sedia, di sopravvivere alla propria misera rendita. In pericolo, ma solo per se stesso – il mondo archivia e dimentica con grande facilità -.
Ora tutto il materiale, forze e soldi permettendo, diventerà un libro particolarmente corposo. Qui preservo ancora un poco lo sguardo: segnalazioni e piccole schede, con la stessa naturalezza, spero, che mi ha sempre contraddistinto.

Sebastiano Aglieco

*

Io non voglio niente
di tutto questo non voglio niente.
Nella casa l’odore dei gatti e di una cena
distante il cuore, è più forte ciò che preme.
Ma occorre imparare che
sono quello che non credo e non perdonano
sono una mente sotterrata e palpitante..

(da “Giornata”, La Vita Felice, 2003)

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