Marina Agostinacchio: Corpi

Marina Agostinacchio, STATUE D’ACQUA, Centro Internazionale della grafica di Venezia, 2015

statue-dacqua-1Appartengono questi testi, alla categoria della resa in scrittura di immagini, se ne potrebbe fare un elenco significativo.
La plaquette si sviluppa in forma di dittico: il testo poetico precede di pari passo con le immagini di Elena Candeo, matita bianca su cartoncino nero.
Queste evocano chiaramente suggestioni del simbolismo storico degli inizi del novecento, quindi cadenze e ritmi di figure che costruiscono la loro presenza in rapporto con gli elementi naturali del paesaggio. Così il testo, nella sua struttura formalmente chiusa, asseconda ritmi e movimenti, mostrando di frangersi o di difendersi a seconda delle suggestioni delle immagini.
A volte è il testo a suggerire, anche lavorando a distanza, nuovi sensi, a volte è l’immagine a condurre le parole verso una ricerca di movimento interno, quasi in sintonia con possibili sviluppi di danza.
Così l’ossimoro, “Statue d’acqua”, ci riporta a un significato di staticità e movimento come di corpi che, non volendo rinunciare alla loro “robustezza” formale, frangono le onde che segnano il procedere dell’acqua, e che li segna. Verso le motivazioni dell’esistere, o solo per danza dionisiaca, per puro piacere della vita.
Sebastiano Aglieco

Immagine, corpo, le statue danzanti.
Noi qui ora globo, le fauci sognanti…
in su; un diretto, la curva lo sbuffo.
L’altrove, misura di noi, la morte
l’effigie, parabola oltre ogni stretta.
La maschera sciolta in questo vapore.
Essenza stupita. Le palpebre, ere
che spostano massi … e pause luna.

 

ALTRA RECENSIONE

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