Giancarlo Baroni: (Gli uccelli sono sempre i primi pensieri del mondo)

Giancarlo Baroni, I MERLI DEL GIARDINO DI SAN PAOLO E ALTRI UCCELLI, Grafiche STEP, 2016

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Un errore in cui non bisognerebbe incorrere, è leggere questo libro come un volario esoterico, un manuale più o meno enumerativo e descrittivo. Assomigliano molto agli uomini, invece, questi uccelli; spesso assistiamo a scene di rapine e omicidi, veri duelli per la sopravvivenza.

(Falco di palude)

Osservi, dalla cima di un pioppo nero,
le anatre in abbondanza
e adesso ghermisci una moretta
riemersa dall’acqua dello stagno. La spolpi
dopo averla spennata
uncinando la preda con gli artigli.
p. 25

Il libro è sicuramente più vicino a un principio di antropomorfizzazione, come di tanta letteratura dedicata agli animali a partire dalle favole di Esopo fino agli esiti dei più celebri lungometraggi di animazione.

Eppure la voce che parla non è solo una. A volte sono gli uccelli che parlano rivolgendosi agli umani, altre volte sono gli umani a descriverli e a redarguirli. Altre volte sono gli uccelli a descrivere altri uccelli, in paragoni che tendono a far prevalere le qualità di una specie sull’altra, la sua attitudine a sopraffare.
L’aspetto moraleggiante di questi versi non affonda nella palude della metafora più pura. Un paragone, per cogliere le differenze, si potrebbe fare leggendo gli animali metaforici di Pontiggia. Questi di Giancarlo Baroni abitano la tenzone del mondo nella forma della dichiarazione, a volte del proclama, ma anche della preghiera.

I falchi di Federico
Noi ti imploriamo
con la città d’argento
posata ai tuoi piedi,
difendici da Federico
p. 43

Abitano un mondo di verde e di puro cielo – la terra per loro rimane un luogo di passaggio -. Abitano, a loro modo, il mistero dell’esistenza. E’ proprio davanti a questo mistero che gli umani tentano di interpretare i segni, parole che non ci appartengono, proponimenti.

Il cielo ci consiglia
andatevene via, oggi ho rivisto cose
che non posso nemmeno raccontare
che non riesco a ridire,
scappate, sciò, volatevene via.

*

Ingenuamente tentate di indovinare
dai nostri voli il vostro futuro
i progetti di chi ci sovrasta.
Vi illudiamo di essere coinvolti
in quello che sappiamo
p. 33

Per loro il senso dell’esistenza è condizionato dalla prospettiva dello sguardo, limitatezza o vastità non importa.
Se noi abbiamo scoperto che la terra è rotonda, per alcuni di essi il mondo ha la forma di un nido.

Intrecciato di piume e vegetali
poi murato col fango,
pensiamo il mondo abbia
forma di nido. Dentro la coppa accoglie

come un uovo la Terra. Salgono
le spinte rigogliose che il pianeta
riveste della crosta somigliante
ai vostri gusci.
p. 32

Probabilmente questi uccelli incarnano il nostro sguardo dell’età della pietra, più fatto di necessità che lusso, più di dubbi e domande che certezze. In fondo ci restituiscono l’immagine sotterrata della nostra fragilità.

S.A.

Giancarlo Baroni

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