Paolo Fabrizio Iacuzzi: la nostra personale pietra della pazzia

Paolo Fabrizio Iacuzzi, PIETRA DELLA PAZZIA, Giorgio Tesi Editrice 2016
Racconto in versi per il Fregio dello Spedale del Ceppo

copertina_part_web-1024x509Il poemetto di Paolo Fabrizio  Iacuzzi segue di pari passo “Il fregio dello Spedale del Ceppo” una successione di terracotte non smaltate di crudo realismo toscano, «Buglione non le ha invetriate ma le ha lasciate nella più nuda espressività».
Simile alle scene di un fumetto medioeavale, quindi con intenti illustrativi ed edificanti, sicuramente anche allegorici, queste storie raccontano le nostre necessarie opere di carità: vestire gli ignudi, accogliere i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti, dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati.
Non si tratta di una semplice descrizione delle figure chiamate ad agire nel contesto della rappresentazione, ma di un’immersione dentro la storia delle proprie origini, tema centrale nell’opera di Paolo Fabrizio Iacuzzi.
In effetti, ci spiega il poeta, «Uno Iacuzzi, forse il primo vandalo che Pistoia annoveri nelle sue cronache, scolpì nome e cognome su una colonna che sostiene il portico dello Spedale del Ceppo – Giobatta Iacuzzi, 1816».
A partire da questa suggestione – il proprio cognome catapultato nelle vicende dell’immane Storia degli uomini – il poeta realizza un’operazione di identificazione famigliare, attribuendo i tratti del padre alla figura del malato seduto sul letto, con in testa “la pietra della pazzia” che un dottore tenta di estrarre con le proprie mani.
Egli immagina anche che di fronte a questo letto ci sia quello del nonno «Chi giace nel letto numero venti e dentro / il letto numero dodici? Babbo e nonno / i malati insieme da una parte all’altra. Non / si sono mai potuti vedere»…
Questo babbo ritorna poi nella sezione successiva “Visitare i carcerati”, in veste di prigioniero dietro le sbarre: «Sei desolato babbo e nessuno ti dà parola / occhi bassi e barba incolta. Riunito carcere / del ceppo», ma la sua presenza s’insinua anche, in veste di ricordo dell’infanzia, nella sezione “Accogliere i pellegrini”, in cui si assiste alla cerimonia della lavanda dei piedi: «Quand’ero bambino / il babbo me li teneva a bagno più volte / dopo la marcia nel bosco. Ora è come se // fossi solo a rendergli omaggio per buona / fede nel letto. Piaghe ai piedi e per decubito. / Il rattrappirsi del corpo nella consunzione».
Questo sguardo che identifica il dentro e il fuori, il vicino e il lontano – che è poi lo sguardo della poesia – coinvolge la terminologia della lingua fino a restituire quegli oggetti forgiati nell’argilla, al nostro quotidiano, e quindi a una universalità di sentimento e di pensiero che annulla scarti temporali e retoriche stilistiche.
Il senso del sonetto finale è una riflessione sul male e sulla fine del nostro quotidiano inferno laico – la terra che abitiamo – calpestata in tutte le epoche e in tutti i luoghi, fino ai furori di un crudo novecento, dalla guerra e dalla violenza, dalla nostra personale pietra della pazzia.
A me sembra che l’opera di Paolo Fabrizio Iacuzzi, insieme ad altre prove importanti dei nostri anni, sia l’esempio riuscitissimo di un passaggio necessario dall’ermetismo e dagli sperimentalismi degli anni settanta e ottanta verso una forma capace di coniugare il racconto della propria biografia col racconto del mondo e della comunità; uno sguardo umanissimo verso le cose, le persone, la storia, senza mai rinunciare a rigore formale e ricerca stilistica.

Sebastiano Aglieco

Paolo Fabrizio Iacuzzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...