Simone Casetta: dare l’essere

Simone Casetta, FANNO FINTA DI ESSERE VIVI, con un testo di John Berger, Five Continents Editions

Sfogliando questo libro di fotografie e vinta l’iniziale ritrosia dello specchio – questi morti siamo noi, nella nostra terribile assenza/essenza – a un certo punto ho pensato lucidamente: qualcuno ci ha disegnati con precisione, gomma, matita e righello, squadra e pennello.
E’ la forma che precede la pittura, la superiorità del disegno proclamata dal Rinascimento, almeno fino a Michelangelo. Proclamata, non a caso, in un momento della storia dell’arte in cui disegnare voleva dire entrare nei meandri della creazione, squadernando le forme di un “divino naturale” alla conoscenza del mondo.
Non c’è progetto, quindi, senza disegno; così Simone Casetta avvicina queste forme umane, prima e dopo la vita, alla natura profonda del tratto visivo, alla precisione del segno che si fa ordine. Che è anche pensiero, s’intende, e quindi volontà.
Si potrebbe intendere la morte, allora, come il dispositivo che riporta l’essere all’indietro, al momento della sua geometria più semplice. Non fino alla sostanza primordiale, all’informe, ma al momento stesso del concepimento di un primo “dare l’essere”.
Non vorrei spingermi oltre dicendo che lo strato successivo, aggiunto, sia quello umorale del teatro delle emozioni. Sta di fatto, però, che a volte queste bambini non nati mostrano nei tratti del viso l’esercizio di ciò che saranno dopo, persino una vecchiaia preannunciata; altre volte la neutralità della stasi, dell’attesa.
Riportano gli adulti, invece, dietro la maschera della vita che indossano, tutto l’esercizio del vivere senza alcuna rinuncia – si veda il commovente reperto 8552 -. Come a dire che il progetto di questo rigoroso Disegnatore ha in sé la previsione di un prima e di un dopo, la possibilità di una scomposizione postuma. Il disegno primordiale, già dal primo tratto, è un pensiero che va oltre, fino al punto in cui, per giustapposizione di strati, tutto giunge al suo compimento e può essere archiviato.
Anche la creatura non fa altro che imitare il gesto del disegnatore: disegna, riproduce archetipi, tipologie, forme a stampo, e infine, archivia.
Non volevo, in realtà, commentare con un testo critico queste straordinarie fotografie. Mi sembrava più naturale affiancarle con altre tracce, con altri “testi”, cosa che ho fatto, prima di questo scritto. Sono così nate 35 piccole annotazioni in forma poetica – 35 sono, appunto, queste fotografie – scritte con ritrosia, a contatto frontale con le immagini. Le parole, ho notato scrivendo, si sono tratte indietro, hanno preteso una secchezza, incuneandosi nella complessità di queste forme nel rispetto del loro abissale mistero.
Pubblico qui, a completamento di questo scritto, qualche breve testo “poetico” associandolo alle immagini che sono riuscito a reperire su internet. Tutto il progetto, il giorno che non richiederà più cancellature, sarà donato a Simone Casetta.

Approfondimenti
http://www.simonecasetta.it/
http://www.galerie-photo.com/simone-casetta-it.html
https://2000battute.wordpress.com/2012/08/07/fanno-finta-di-non-esserci-simone-casetta-con-testo-di-john-berger/

***

Qualche testo

8552

simone-casetta-8552

appunto

… ha stilato un prontuario di memorie…
… le azioni fissate all’origine si ripetono tutte nel gesto …
… la mano imprime alle forme un movimento bloccato, una rinuncia ad essere …

chiudo il libro
il ventre
gli occhi

annuso questa pietra bianca sulla fronte
rivoltata nel ricordo amniotico

Qualcuno ha graffiato di fretta con violenza
la testa a matita
l’osso mandibolare scancellato

*

8598 – 10

simone-casetta-8598_10

 

non capisco
la mano afferra la gamba
o forse si scioglie dal suo moto

l’altra è nella bocca
oltovopac

*

8638

8638

nel primissimo piano
il setto nasale sezionato in / due

s
/centrato

l’occhio fessurato da una visione
le lab/bra a metà già nella vita

*

8023

simone-casetta-8023

forse sei
LA MADRE
decorticata del suo senno
geometrica
nella gabbia toracica del tempo

*
8602

autopsie-ecorche-8602

la mano, bianchissima, confinata al petto, ha un pensiero
barriera del suono

appare, al centro della spalla
il riflesso della dea votiva che ti ha trattenuto qui
mentre precipiti nella spuma della madre

 

Sebastiano Aglieco

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