Il fiore della poesia

COMUNICATO STAMPA

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Il Fiore della poesia italiana. Tomo I: Otto secoli

a cura di Vincenzo Guarracino, pp. 248, € 20,00

ISBN 978-88-6679-087-7

Il Fiore della poesia italiana. Tomo II: I contemporanei

a cura di Mauro Ferrari, Vincenzo Guarracino, Emanuele Spano

pp. 330, € 20,00 ISBN 978-88-6679-098-3

(acquisti@puntoacapo-editrice.com)

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Sono già state organizzate diverse Presentazioni:

Sabato 20 agosto ore 11,00

Pontedilegno (BS), Hotel Mirella

Presentazione de Il Fiore della poesia italiana

Nell’ambito degli eventi del Premio letterario Pontedilegno

Intervengono Mauro Ferrari e Vincenzo Guarracino e gli Autori

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Sabato 3 – Domenica 4 settembre ore 9,00-24

Acqui Terme, Portici

Nell’ambito delle manifestazioni per il Premio Città di Acqui 2016

Esposizione con stand librari

Domenica Ore 11,00

Incontro con gli Autori del Fiore della Poesia italiana

Alla presenza dell’Editore e con la moderazione di Mauro Ferrari

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Venerdì 9 settembre ore 17,00

Santa Margherita Ligure (GE); Salotto della Poesia

Biblioteca Civica, Villa Durazzo

Presentazione del Fiore della Poesia italiana

Introducono i curatori. Intervengono i poeti

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Sabato 12 novembre ore 16,00

Borgomanero (NO), Fondazione Marazza

Biblioteca Pubblica e Casa di Cultura, viale Marazza 5

Presentazione de Il Fiore della poesia italiana Tomo I – Tomo II

Intervengono i curatori

Mauro Ferrari, Vincenzo Guarracino, Emanuele Spano

e gli Autori

Sono previsti brevi stacchi musicali

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L’Editoriale del Tomo I

(Vincenzo Guarracino)

Ci sono stagioni, della storia e della poesia, che, abbandonate le grandi foreste inestricabili e insidiose, i covili oscuri e paurosi delle fiere, s’acquietano nelle studiate scenografie del selvatico, in certe disarmonie calcolate e suggestive, se addirittura non s’accomodano tra geometrie sobrie di aiuole e domestiche culture di odori.

Qui, in questo erasmiano luogo dell’onesta voluttà, lo spirito riposa, lontano dal brivido delle selve dove s’annidano dèi e mostri ad ogni passo, dove è in agguato dietro ogni albero un satiro malizioso o una dea si cela in ogni fonte per perdere un incauto Tiresia.

Qui, lo spirito riposa nella serena contemplazione e nel languido ricordo, nell’ozio molle e raffinato di un tempo che pare dimentico dei tumulti della vita circostante, dell’universo di intrighi di potenti e faccendieri.

Qui, il saggio nutre i moti umbratili dell’animo affidandosi al fascino di certi fiori, di certe piante, di certi luoghi, che carica del compito di farsi interpreti e confidenti dei suoi umori e dei suoi amori: ad essi, esaltandone i pregi, chiede di inebriare con quel loro poco di vita irripetibile e splendente; ad essi narra le sue stanchezze e delusioni, lui, il saggio, come tutti! Chi infatti non è stato mai almeno tentato di segnare il proprio ardore adolescente sulla corteccia di un albero, di rivelare quel nome e quella data alla spoglia complicità di un muro di cinta fuori mano?

Così, nel muto dialogo con le cose della natura, nasce e si rafforza un vivo senso dell’inutilità di un vivere meschino e ambizioso, scandito sugli acquisti e sui possessi; cresce il rispetto e l’ammirazione per quanti hanno già fatto gli stessi passi, le stesse scelte; si prende la determinazione di cercarli, di trovarli, quei pochi, cui poter confidare, con la certezza di essere compresi, i propri sensi ardenti o malinconici, le speranze o il disincanto.

Bisogno di autenticità e sincerità è, dunque, questo che dal contatto con la natura trae i suoi vitali nutrimenti: bisogno di parlare da uomini con uomini, in uno scambio di emozioni ed esperienze.

Così, nel fiore, nel mite segno dell’amore degli dèi per gli umani, si condensa la segreta domanda di comunione con la Natura, con Creato, e il bisogno inconfessato di mirare al cuore, di stabilire un contatto più profondo ed essenziale con gli altri.

Col fiore, che si ammira, che si coglie, che si dona, si sceglie un linguaggio che affonda le sue radici nelle zone interne più resistenti e più sensibili: significa il non-detto o il non-dicibile, allude, discreto e luminoso; dice stima, dice amore, dice anche sdegno: esprime ardore, devozione o rimpianto. È il segno stesso della pietas.

Così, non è banale convenzione quella che vuole che certi fiori e certe piante dichiarino col linguaggio profumato della loro effimera bellezza il proprio campo di influenza: che, ad esempio, la rosa dica amore o il giglio significhi purezza o la viola indichi modestia; come pure che di alloro si incoronino poeti e vincitori e che di mirto s’intreccino serti i devoti di Afrodite.

Sottili trame di allusioni si intrecciano, così, dietro l’immediatezza e l’innocenza dello scambio e il fiore si sublima a metafora di Altro: l’amore, la bellezza, la memoria, la Poesia.

Tutto questo, tutt’insieme, si significa, se di fiori s’intesse in sapiente variopinto assemblaggio una ghirlanda, e con traslazione di senso un’Antologia, una raccolta cioè di “fiori”, di scritti di raffinata perfezione e intensità.

Così, nel termine Antologia, natura e arte condensano una conquista di bellezza e preziosità e vicendevolmente si illuminano nell’immagine di una miracolosa fioritura di testi, quale che sia la loro più o meno effimera durata.

Qui pertanto, in maniera molto personale e niente affatto perentoria, si convocano e assemblano personalità, auctores nel senso più pieno ed etimologico del termine, con l’unica pregiudiziale che la loro data di nascita sia entro il 1930, riservando ai nati oltre questo spartiacque una successiva esplorazione.

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L’Editoriale del Tomo 2

(Mauro Ferrari)

Tre anni di lavoro per scegliere testi che possano essere presentati come “significativi” a un pubblico che per una volta potrebbe davvero non essere quello a circuito chiuso che caratterizza sempre più la poesia nazionale, alle prese (ma la narrativa ha identico problema, e certo meno qualità…) con la mancanza di aura, di spazi, di una critica vera e, infine, di lettori: una relazione di causa ed effetto che non sembra avere vie di uscita.

Siamo partiti da una lunga e attenta cernita della produzione degli ultimi trenta anni, grazie all’apporto di tanti collaboratori che, con la nobiltà dei critici e poeti autentici, hanno offerto suggerimenti, proposte e critiche costruttive; ma è stato anche un combattimento con qualcosa di inafferrabile e carsico come “la poesia contemporanea”, spesso nascosta, sofferente di scarsa visibilità o, al contrario, dannosamente sovraesposta al bazar di internet, dove è il venditore dalla voce più grossa che attira i clienti (comunque già poco propensi all’acquisto…).

Quale è stata l’idea guida? Non certo quella di riproporre un’ennesima antologia, ancorché immancabilmente “autorevole” e “imparziale”: ce ne sono già tante, che provano – a volte con successo – a dare linee indicazioni, a fare cernite e talvolta a tentare scoperte o riscoperte. Piuttosto, l’obiettivo partiva da una constatazione: ancora oggi «se ne scrivono ancora», di poesie che si impongono per felicità di espressione, forza di sintesi, profondità e universalità al di là di ogni steccato: sono quelle che hanno più possibilità di rimanere nella memoria e quindi di restare vive nel tempo – soprattutto se non sono occasionali emergenze di grazia espressiva ma appartengono a un corpus significativo. Tutti infatti conosciamo poesie che ci hanno affascinati e influenzati, anche se a volte scritte da autori meno noti (non diremmo poco noti, stante i nomi qui rappresentati) che raggiungono la «profana perfezione dell’umanità». Abbiamo così provato a capovolgere la prospettiva, non partendo dai poeti, dalle etichette, dagli steccati geografici o editoriali, ma dai singoli testi che ci hanno colpito negli anni. Abbiamo poi scelto di includere un solo testo per autore, accompagnandolo con una breve nota che speriamo illuminante e una succinta biobibliografia in appendice.

«La salute come letteratura, come scrittura, consiste nell’inventare un popolo che manca» dice Gilles Deleuze, che poco oltre sottolinea il «fine ultimo della letteratura, liberare nel delirio questa creazione di una salute o questa invenzione di un popolo, ossia una possibilità di vita»; concetto che non è dissimile da quanto affermavano sia Henry James (la letteratura come «seconda opportunità») che Seamus Heaney (la poesia come «riparazione»): come se il mondo e la vita non fossero sufficienti e occorresse ancora un poeta (ma diciamo pure un artista) per vedere quello che forse è sotto gli occhi di tutti o appena al di là del campo visivo, ma che in pochi sanno cogliere come barbaglio, intuizione, premonizione di un qualcosa da dire che ci renda più umani, più ricchi di consapevolezza e appunto “salute”.

Senza pretese di completezza ma con l’ambizione di avere scelto testi significativi, degni di rappresentare il magma della poesia contemporanea, offriamo al lettore il film della poesia italiana dal Duecento alla seconda metà del Novecento, e una istantanea degli ultimi anni, sperando che fungano da sprone ad approfondire la lettura, la conoscenza e soprattutto l’amore per la poesia.

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(http://www.puntoacapo-editrice.com/)

 

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