Un intervento di Massimiliano Magnano

Ospito con piacere questo intervento di Massimiliano Magnano sullo stato della poesia oggi. Una riflessione per metafore… e non solo per metafore; un bel prologo per riprendere il lavoro critico che da anni porto avanti in questo blog. “Compitu re vivi”, come si può leggere, è occasione di riflessione, tout court, sulla vita e sulle lettere, al di là della poesia e per la poesia. Persino sullo stesso corpo di chi scrive. Si va avanti per necessità, perché senza necessità non ci può essere né critica né letteratura.  

Fish-Magic-1925Nel vasto mare della letteratura nuotano pesci di varia grandezza, di indole diversa e suscettibilità notevolmente diversa. Ci sono soprattutto, in mare, pesci che abitano in fondo e pesci che sono profondi. Ed è nell’ordine naturale delle cose che il pesce grande mangi il pesce piccolo o in alternativa che il pesce ben nascosto aggredisca il primo pesce che si trovi a passare. Ci sono anche pesci piccoli che si muovono in branco e per attaccare non aspettano che il segnale. C’è pure chi, nel vasto mare della letteratura, si vorrebbe liberare una volta e per sempre della poesia lirica. Del pesce lirico, per rimanere aderenti alla metafora del marfondo. Sempre ammesso che esista tout court il poeta lirico e con esso la poesia lirica. Nel vasto mare della letteratura, i pesci che per così dire mostrano tendenze minimaliste non sono forse neppure tanti, ma certo sono bene armati, allertati, asserragliati ciascuno nel proprio anfratto. E arrabbiati, a quel che sembra. La lirica è retorica, mormorano, meglio la retorica minimalista. Sembra, allora, necessario e quanto mai opportuno a questi poeti ridotti per così dire all’essenziale, rintuzzare il filo del ragionamento di coloro che invece non disdegnano — ma solo quand’è il caso — lasciarsi trasportare dell’afflato lirico. Pensano sia doveroso, anzi, fare in modo che i coaguli sentimentali di questi ultimi si dileguino rapidamente, che il loro vago linguaggio venga bandito dalla carta stampata. Il linguaggio verrebbe così tratto agli arresti domiciliari. Secondo la filosofa politica Hanna Arendt «ogni volta che è in gioco il linguaggio, la situazione diviene politica per definizione, perché è il linguaggio che fa dell’uomo un essere politico». E dunque, anche nel vasto mare della letteratura i pesci nuotano liberamente e le secche qualche volta si svuotano per fare posto a fondali ben più profondi. Lo Spirito — lo sa bene la pagina bianca — soffia nientemeno dove vuole, generando all’occorrenza maree, agitazioni e qualche istantaneo clamore. La poesia, dal canto suo, chiama le cose con il loro nome, e il linguaggio lo crea; ogni poeta insomma è un politico di professione che nuota nel vasto mare della letteratura e perciò anche nel mare forse un po’ meno vasto della politica.

In quanto al linguaggio e alla sue patenti contraddizioni, poi, non fa certo difetto l’aneddotica. Come quella volta, a Vienna, nel bel mezzo delle discussioni sul Tractatus di Wittgenstein, Neurath e Schlick. Si opponevano, i componenti del Circolo di Vienna alla metafisica: Ha senso — dicevano — solo ciò che può essere verificato empiricamente. Salvo poi rendersi conto che anche questa loro perentoria affermazione non avrebbe mai e poi mai resistito neppure una volta alla prova di un misero fatterello. Nel senso che la metafisica travalica ogni confine, così come anche la poesia, mutatis mutandis, travalica ogni confine. Non è possibile cancellare la metafisica dal ragionamento scientifico, così come non è possibile liberarsi del lirismo in poesia. Se ne facciano una ragione i fabbricatori di cliché a tutti i costi e i riduzionisti intransigenti.

Massimiliano Magnano

 
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