L’ultimo libro di Piero Marelli

E’ uno dei testi più complessi di Piero Marelli. Per adesso, una segnalazione

Piero Marelli, Apocalypsis cum figuris, La Vita Felice 2016

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Oltre l’esilio degli anni, arrivati fino a noi,

abitanti definiti da un racconto con molte virgole e molte esitazioni,

sommando fotografie che sembrano incisioni di primo novecento,

per il possesso delle facce che sono venute a cercarci,

andando tutto a finire in un mattino senza finzioni

pronto a meritare il nostro ricordo

e tutto il silenzio di dopo quando la piazza del mercato

non aveva ancora concluso il giro delle monete

che il tempo a venire non avrebbe più potuto permettere.

Per dare un posto all’infedeltà della memoria,

all’insalata gentile di questa prima stagione

se nessuna mano desidererà

voltare pagina e la sua eco interrompere

la voglia per una festa da ballo sotto l’uva ai primi segni.

(Mettiti seduto e ascolta quello che ho da dire a me stesso.)

Portato da un fiume per dire di un viaggio,

con quello che offrono le ore al nostro servizio

se appartengono a questa cenere perché anche quel giorno

era arrivato con una felicità pronta a sciogliersi

nell’acqua del lavabo (Londra Hanoi Hiroshima Dresda

Guernica… Città reali…). Sì, tutte queste città

avrebbero potuto avere un accordo d’avvicinare

alla mappa del tuo paese con un gesto minimo

come obbligando questi luoghi a rispondere…

*

«Cosa ne sappiamo/ dell’incauto trascinante torrente/ che concede a tutti/ le stesse possibilità, lasciando/ qualche isola di ghiaia/ per le nostre impronte»: in questi versi è forse rintracciabile la domanda che presiede alla stesura di questo lungo poema di Piero Marelli. La voce poetica, infatti, nasce come risposta a un appello, a una chiamata, in questo caso a un’interrogazione che la storia continuamente pone sul suo stesso significato e sul significato di chi la abita. Ma nei versi citati non compare il punto di domanda, sembra invece affermata l’incapacità per ciascuno di noi di trovare il senso di questo torrente impetuoso che trascina tutto con sé, che non risparmia nulla. E allora, quasi contraddicendo questa certezza dell’incerto senso dell’incauta storia, il poeta affronta la sfida di tornare a leggere il secolo assente, il secolo breve dell’ideologia e dei totalitarismi, il secolo in cui alla disfatta dell’uomo hanno contribuito, con non poche responsabilità, anche l’arte e il discorso poetico.

dalla Prefazione di Corrado Bagnoli

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