Scrivere con le ossa

Un osso è un paradosso: lo sa la rima,
come sempre, che mostra
sotto la pelle delle parole
la forma di carne nostra
che sostiene il dolore, e lo dice prima.

(Gian Mario Villalta, TELEPATIA, LietoColle 2016)

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Una conferma della natura delle parole. Gli angeli di carne della bibbia, che si accoppiano con gli umani. Lo spirito che non è quella cosa che le religioni insegnano. Le ossa, come tronco dell’esperienza, del contatto tra il dentro e il fuori. Le parole necessarie, persino capaci di venirci contro se le usiamo per doppi fini, per la retorica e i sofismi delle necessità sociali. La parola: baluardo e confine per chi scrive. Per chi fa poesia. Quando si scrive, bisogna sentirsi doloranti, bisogna sentire le ossa che tremano. Bisogna sentirsi soli.

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