dal cellulare

ho allargato l’idea di poesia a un più vasto e più libero sentimento del poetico. da ricercare nella pietra, nella musica, nelle immagini, nelle inflessioni dell’aria, nella lingua parlata senza essere pensata.
non mi sembra ci siano altri modi per liberarsi dalla cattiva poesia, dalla cattiva critica, dalle cattive costumanze degli artisti.
voglio salvarmi con le mani che fanno male, con lo sguardo dei bambini, con la distanza senza che diventi lontananza, con gli incontri, quelli veri, che nulla chiedono in cambio. e mi sento più libero e più forte in questa ricerca. 
la mia parola si fa le ossa.

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