Marco Molinari: rimani, e poi parti

Marco Molinari, CITTA’ A CUI DONASTI IL NOME, Il ponte del sale 2016

molinari

Marco Molinari è uno dei poeti più appartati del nostro panorama. Essere a parte vuol dire diverse cose: una, la più evidente, è la giusta distanza dalle polemiche. La seconda, ben più importante, ha a che fare con lo sguardo; guardare a parte, in uno stato di solitudine creativa.
In questo libro, sin dal titolo, intuiamo due esperienze che si compenetrano. Quella del viaggio interiore, avvenuto in una dimensione di vicinanza, come se tutti i luoghi e le città ruotassero intorno al centro, al nucleo della propria origine.
Sono città italiane, tranne una, forse, a cui il poeta ha donato un respiro scrivendo, e che qui assumono la forma di esercizi spirituali fatti di memoria, certo, ma anche di riassunti di ciò che veramente vale la pena fermare nella scrittura.
… E poi una dimensione più profonda e più bruciante, quella oracolare, nel senso di ricerca del nome, della formula definitiva. Questo secondo aspetto, però, non chiude il libro nella trappola del detto inspiegabile, di impossibile, quanto agognata, illuminazione ma, al contrario, di s/conoscenza necessaria, febbrile.
Lo capiamo dal tono di certi passaggi in cui la lingua s’inerpica quasi con la forza di una disperazione, dell’amore che ci compete. E sono città già perse, forse, già avvenute dentro di noi, irripetibili, come se l’esperienza vera non fosse altro che un rapido e breve bruciore, una palpitazione che il tempo non può ripetere.
La dimensione di canto interiore sembra emerge come un’onda di sabbia nel testo finale, PARTI, una specie di blus costruito tenendo in mente una canzone di Jackson rowne, testo emozionante, capace di contenere in sé come la pancia di una madre, le infinite partenze della vita, le esperienze, i ritorni; prima ancora di altre partenze e di altri ritorni.

*

Il poeta cammina senza pausa, si ferma, scruta, si ritrova, riprende la via. I suoi unici compagni sono lo stupore e l’incanto. Basta un nonnulla per entrare in un luogo favoloso e carico di risonanze…
Milo De Angelis nella prefazione

*

Lo confesso, sono poesie estremamente personali, assolutamente private, che aspirano a disperdersi, a darsi al mondo. Sono appese, per sopravvivere, a quei riferimenti di città, piccoli paese, vie dai nomi veri e inventati in cui ho trascorso qualche minuto o anni interi e in cui ho lasciato qualcosa di me, amuleti, sguardi sperduti, una traccia o un odore.
Marco Molinari nella nota.

 

***

Milano (primo)

Correvo lungo il marciapiede
di Via Solari e immaginavo
tutto: le subdole deviazioni
fra il cinema Mexico e le ombre
quei professori stretti a un sole
infetto e la condanna certa
Pasolini fu così
toccarsi il membro come ciechi
eppure avevamo occhi aperti
ad aspettare il fiore ognuno
in sala indugia con speranza
non chiedere di più alla vita
che quel giorno sulle spalle saliva.
p. 30

*

Lido di Venezia (Secondo)

Lasciami in quelle strade
sotto vento e pioggia nera
lasciami sporco di apparenza
i mendicanti sono tristi,
vicino c’è stata la morte
Mahler ancora ferma l’aria
accarezzami un poco ti giuro
che non te ne accorgerai serve
per sognarti più felice.
p. 32

*

Pomponesco

Ogni devozione ruota il mondo
in fondo ai pioppi c’è un tempio sacro
sento il cuore che urla nel petto
gioia in fondo alla mano e mendico
allora un po’ di calore nei giardini
di questo porto. La rotta si chiude
a quella domanda frontale e vera
caduto in silenzio era dovuto il sì.
p. 40

 

*

(…)

Stay, rimani, un giorno ancora,
dall’aurora al sonno profondo,
solo un giorno, dal latte della colazione
a quello dell’amore, rimani, davvero,
solo un giorno e poi vai,
non ci vedremo più, ma rimani un giorno,
cantilena, cantilena, cantilena del cuore, rimani, ti prego,
dal taglio che raccoglie le messi
al profondo intarsio del cristallino,
rimani, e poi parti.
p. 90

UNA RECENSIONE QUI

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