Alfredo Rienzi: la coscienza non possiede satelliti

Alfredo Rienzi, NOTIZIE DAL 72 PARALLELO, Joker 2016

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Spoon River è un libro rovesciato: I morti parlano di quando erano in vita, controllando il pathos.
Si potrebbe rovesciare ogni opera d’arte, ogni carattere umano, ogni archetipo e mostrare il loro contrario. Del resto, in genere, anche le divinità sono doppie: il padre e il figlio, Eros e Thanatos, Dioniso e Apollo. Quelle egizie, poi, sono doppie in se stesse, benefattrici e distruttrici nello stesso tempo.
Perché questo discorso? Perché l’ambigua galleria di personaggi che Rienzi ci espone, mal si presta a una localizzazione, a una descrizione caratterizzata. Chi sono veramente questi Gimmel, Iròstene di Sitzia, Beniamino, St. Y., Kristian Rosenkreutz, Vincent B., Jan N. K. Eys, Irma C., Julius, Ybel, Deanna, Arcadio, Anosh, Jazim Alahany, Gregorius Mac Lynch, Tzadkiel e Camael, Linda W. R., Elias, Florence de Lariviere, Alef Ersch, Yss Lathmu, Aloysius Pagani, Vittorio M., Ybel, J.G., Albert Louis C., Ivan Georgiy, Miriam, Fabrice, il calzolaio di Gorlitz, Albjs, Ariel, Violet, Ybel, Eugéne, W.A von Baumann, Magìs Ammàg, Arenes, Nehua L.S., Jelka Hrzic, Alef Ersch? Qualcuno è individuabile, ha degli attributi, altri sembrano avere le parvenze di angeli, sostanze eteree; altri sono comunissimi personaggi di borgo. I più rimangono nell’ombra. Non sono, quindi, esposizioni di casi esemplari ma immagini poco esposte di altro che si mostra: le parole che dicono o che il poeta dice intorno ad essi.
Il doppio di loro, il rovescio, sembra essere la zona in ombra che abita l’essere e che chiede di essere decodificata con formule. Queste formule sono, banalmente, gli strumenti inventati dall’umano per la conoscenza del mondo – e di se stessi attraverso il mondo – .
Eppure nei primissimi testi della raccolta, prima di squadernare un ampio ventaglio di metafore e simboli, Rienzi sembra semplificare al massimo la questione:

Con Gimmel, al fiume

Di qua scorreva lento il fiume (lo so:
la metafora è come annegata nelle sue stesse acque).
Il mare attende e la sorgente tace
non considera del tempo la linea
il cerchio o il decimale
della costante universale.
Ascoltavi di me contraddizioni
e dei flussi e con mani di rugiada
lavavi il fango dai miei piedi.
p. 10

La parola chiave è, dunque, “contraddizione”, un tema che aleggia in tutto il libro predisponendo uno scenario di fibrillazione di senso, orientato, però, verso un umanesimo di fondo, piuttosto che verso la chiusura.
La complessità simbolica, essenzialmente una posizione di tipo classico, basata sul riconoscimento di segni naturali decodificabili, sembra agire soprattutto nel territorio della massima tensione delle forze – e cioè l’uomo – annunciando deragliamento e sconfitta:

Cento volte ho perso il sentiero
la coscienza non possiede satelliti
per la navigazione …
p. 9

a noi portatori sani dei mali
del mondo, recalcitranti ma in fondo
buoni cosumatori
quale fu il dubbio non espresso,
la segreta ragione
la segreta ragione…?
p. 13

Ma tu hai conosciuto mai qualcosa vivere
e riuscire a restare immobile?
p. 18

e quale nome date a quello spirito
imprigionato al fondo che danza con due passi
uno che spinge avanti per uscire
l’altro che artiglia per portarvi al fondo?
p. 37

L’uomo è, dunque, il territorio della fruizione del senso oscuro delle cose, del suo crearsi e del suo distruggersi incessantemente. Forse la figura che più rappresenta questa umanità rapita e rapinosa, tirata da tutte le parti da forze opposte, è il ladrone crocifisso alla sua sinistra:

io sono il ladro perché solo anelo
al crucifige sulla sua sinistra
(…)

Sono qui, dopo l’urto e l’abbandono
e lo squarcio osceno tra cielo e terra
dopo che l’alba ha ingoiato nebbie e gli ignoti
abitatori delle spire
p. 27

ma anche la rappresentazione di chi siamo e di chi non siamo (il nostro doppio, l’altro diverso e possibile da noi), attraverso le figure del carcerato e del carceriere, dell’ingannato e dell’ingannatore, o dell’ignavo sospeso in mezzo al fiume che non sceglie e non si fa scegliere.


né dramma né commedia

fu assecondare i flussi sonnolenti …
Non ebbi certo volontà di morte
ma credo sia stata la vita, offesa, a ritirarsi.
p. 21.

Si potrebbe proporre, per questo libro, l’idea di una cartomanzia nell’ambito del poetico, piuttosto che dell’esoterico o del terapeutico. Il ruolo deformante della parola non sembra quello di scucire ma di avvolgere nel suono. La melopea ingabbia questi versi come a voler accogliere tutte le contraddizioni, riconsegnandole, questa volta, alle responsabilità dell’Universo tutto, del dio che si nasconde.

Qui un vento gentile ha usato carezze.
Invisibili, lo cavalcano demoni. Torna a
quell’ora, universo, e per amore riscriviti.
p. 65

Sebastiano Aglieco

di Alfredo Rienzi propongo anche la lettura dell’antologia poetica LA PAROLA POSTUMA, pubblicata da puntoacapo nel 2012, con una prefazione di Giorgio Linguaglossa e una postfazione di Mario Marchisio.

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