dal cellulare

la malattia, il disagio, la marginalità, per un poeta sono, purtroppo, lettere di raccomandazione della peggior specie. l’opera di questi poeti si arricchisce misteriosamente di una forma di prestigio, di maledettismo, cose che di per sé non sono una garanzia di qualità. piuttosto non bisognerebbe mai dimenticare che siamo tutti marginali e piccoli, spesso minuscoli dentro le nostre vite private e dentro gli ingranaggi del lavoro che facciamo. un poeta può scrivere le cose più belle anche uscendo dall’ufficio, dalla scuola, da un supermarket dopo aver fatto la spesa. un poeta non espone mai le proprie miserie se non sono anche le miserie degli altri. sul proprio corpo non si esercita nessuna poesia, perché,  se lo facciamo,  diventiamo i malati della nostra stessa scrittura.  probabilmente il lettore ha bisogno di compatire per sentirsi migliore. compatire è come dare una bella elemosina estetica e sdoganarsi la coscienza.

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