La scatola sonora 57

Si diceva che il realismo musicale ci presenta spesso situazioni al limite dello squallore, di pura cronaca, perfino di cronaca giudiziaria. Non bisogna dimenticare, però, che realismo e simbolismo sono vicinissimi e probabilmente segretamente si corteggiano. Basta ricordare come compositori realisti, in realtà compongono anche opere simboliche, dimostrando, a volte, una specie di desiderio di sperimentazione e di vicinanza alle grandi correnti rivoluzionarie del primo novecento – l’influenza di un’opera come Pelléas e Mélisande di Debussy è enorme – .
Questa “vicinanza” si può percepire, indirettamente, dal valore metaforico dato a certe situazioni sceniche, realissime, certo, eppure teatralizzate all’eccesso, che finiscono per assumere un significato universale e metaforico – altra cosa da non dimenticare è che realismo e simbolismo abitano quel grande contenitore che è il romanticismo – .
Si veda questo tabarro, il grande mantello nero dentro cui viene avvolto il cadavere dell’amante ucciso, culla finale dei due amanti. Esempi di questo tipo se ne potrebbero fare tantissimi, ma forse la chiave, specialmente in Puccini – assai chiaramente in Turandot, con tutti quei simbolismi luna/testa mozza etc… – risiede nel rapporto, ancora tutto romantico, amore/morte, salvezza/dissoluzione, tema che, certo, per la sua ampiezza, non può essere semplicemente attribuito alla cerchia del realismo musicale.

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