dal cellulare

quando sei stanco, e arrabbiato, e senti il muro contro muro tra te e loro, o quando cerchi di sbriciolare questo muro con la forza, perché non vedi altre possibilità, e invece di sbriciolare il muro ti accorgi che stai facendo male a te stesso, ecco, allora capisci quanta fragilitá ti viene in tasca a fare questo mestiere, e quanto pericolo, e quanta sete di silenzio e di distacco si accumuli nel tempo, dentro te stesso, dentro le tue personali ragioni di vita, capisci che forse sarebbe ora di insegnare a insegnare piuttosto che insegnare ancora, se solo lo stato ti riconoscesse l’autoritá di aver fatto bene, di essere stato un maestro, di essere stato qualcuno che si é consumato, che si é donato, come tutti i bodhisattva della terra.
no, questo é un mestiere per consumarsi totalmente dentro il calderone dell’indifferenza sociale, inadatti e inappagati, almeno che non ci si metta il camice bianco della freddezza e del distacco e in mano il bisturi affilato della difesa a oltranza.

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