Due maestri

L’insegnante di scienze
                                                     di Zbigniew Herbert

Non riesco a ricordarmi
il suo viso

mi sovrastava dritto
sulle lunghe gambe divaricate
vedevo
la catena d’oro
la finanziera color cenere
e il magro collo
con appuntata
una cravatta senza vita

lui per primo ci mostrò
la zampa di una rana morta
che al tocco dell’ago
si contrae violentemente

lui ci guidò
con un microscopio d’oro
nella vita intima
del nostro proavo
il paramecio

lui ci portò
un granello scuro
e ci disse: segale cornuta

invogliato da lui
nel mio decimo anno di vita
divenni padre
quando dopo un’attesa nervosa
dalla castagna immersa nell’acqua
apparve un germoglio giallo
e fu tutto un canto
all’intorno

nel secondo anno di guerra
l’insegnante di scienze
fu ucciso dai farabutti della storia

se è andato in cielo-

ora forse cammina
su lunghi raggi
dalle calze grigie
con un’enorme rete

***

Il maestro di musica
di Anna Bergna

Sedeva al pianoforte
mentre ci schieravamo
su una lunga predella a due gradini

ci introduceva al canto

della bandiera
dei soldati in guerra
alla coralità del Va pensiero

con la lunga mano azzurra
alzava e assottigliava
l’impeto della gola nel colletto rosa
del petto liscio nel grembiule bianco

a me chiese di moderare la voce
che dispiegavo senza avere orecchio

piccoli gesti sulla punta delle dita
e uno sguardo
quasi implorante l’armonia

imbarazzato, ad una esibizione
mi spiegò l’arte
della simulazione

mi invitò al silenzio

io credo che l’anziano maestro
non sia sopravvissuto ad altri cinquant’anni
ed ora sia vari frammenti
disseminati nei ricordi

il frammento che è in me
ha un volto ossuto
una cartella nera di spartiti
e sta sospeso prigioniero
nel purgatorio dei giudizi incerti

a lungo l’ho tenuto alla catena
ma il suo fantasma non demorde
e abbandonando la tastiera ancora
mi cerca portando l’indice alle labbra

e tuttavia ora
che l’età mi consiglia il sottovoce
e mi commuove il suono
delle composite bande di paese
dei bambini che
fondendo il soffio tentano
la potenzialità dell’unisono

posso restituire al maestro la sua chiave

la vita mi ha mostrato
la luminosità della misura

va’ maestro, sull’ali dorate
il tuo frammento leggero
come osso d’uccello lo pongo
dentro la cesta di una mongolfiera

va’, sali a dirigere i beati

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