21 marzo

Ho trascorso la giornata della poesia in classe, con i miei bambini. Abbiamo letto la lettera che Anna Bergna ci ha inviato, dopo che i bambini le hanno regalato alcune variazioni intorno alle sue poesie.

Poi abbiamo disegnato le colombe di Picasso e le abbiamo usate come pretesto per scrivere.

Una bimba ha perso la nonna e mi ha chiesto se poteva dedicarle una sua poesia. Ormai scrivono tutti, anche quelli che ci hanno messo più tempo. Non do più neanche le consegne. Non è un compito la poesia, per loro, ma un desiderio. E’ fuori dai programmi, dalle valutazioni e, in fondo, è un modo per preservarla dall’ignoranza dei cattivi funzionari. E dai cattivi maestri.

I miei bambini sono tutti poeti. Sono esseri migliori. Almeno finché staranno con me.

Che dire: sono uno sporco idealista, e persino orgoglioso e presuntuoso, ma le  cose alte, se non sono interiori,  mi infastidiscono.

Non amo i palchi e i palchetti. Mi basta già il peso della mia cattedra…ormai solo ideale, perché le cattedre di legno non esistono più; anzi, spesso ci si vanno a sedere i bambini davanti alla mia cattedra e io nei loro banchi.

Esistono ormai poche motivazioni per me, a frequentare il variegato mondo della poesia: meglio qui, dentro un’aula, a trasmettere qualcosa di  vero e di profondo,  piuttosto che fare vetrina.

Chi andiamo a rappresentare leggendo? Una Nazione addirittura? L’Italia?  Ma che risate!

 

 

 

 

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One thought on “21 marzo

  1. Caro Sebastiano,
    ho quattordici anni e per caso ho letto il suo intervento.
    Io non sapevo nemmeno che esisteva la giornata della poesia.Peró so che oggi inizia la primavera e nessuno mi ha regalato niente.Peró conosco Picasso, ce l´ha mio papá ,rosso fuoco, tutta passione.Pure io ho perso qualcuno ma a scuola la maestra non mi fa scrivere poesie.Non mi piace studiare e mi sento io migliore di nessuno, anzi sono peggio.
    Non conosco la parola idealista, forse l´ha detta qualche volta mio papá.
    Sul palchetto una volta ho recitato una particina ,un perrot e mi sono tanto divertito.
    Lei penso é un bravo maestro e non capisco cosa é questo mondo della poesia che lei scrive.E sarei molto contento peró che non tutto sia nell´aula dove insegna,cioé sarei felice se un giorno ci venisse a trovare a casa mia dove abito,tanto neanche qui c´é la vetrina e abbiamo i mobili di legno.
    Peró abbiamo Picasso, ci facciamo tutti un giro cosí mi puó dire cosa ha scritto la bambina che ha perso la nonna e cosa é questo mondo della poesia.
    Che magari quattro risate ce le facciamo insieme.
    Arrivederci maestro.

    Mi piace

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